È sbagliato isolare i movimenti? Questa è la critica fatta al metodo di Ido Portal da Jozef Frucek, uno dei due fondatori di Fighting Monkey.
Ido Portal e Fighting Monkey sono due delle compagnie più attive e in vista nel campo del Movement Training. Entrambi i metodi influenzano pesantemente l’evoluzione della movement culture e delle metodologie di allenamento dei movers di tutto il mondo.
In questo video cerco di capire se quella mossa da Fighting Monkey sia una critica fondata oppure no, oltre a esporre brevemente alcune delle differenze fra i due metodi.
Ido Portal e il metodo che prende il suo nome sono la prima cosa che viene in mente quando oggi si parla di Movement Training. Benché non sia stato lui “l’inventore” (spoiler: non esiste un singolo ideatore) di questo allenamento, ne è sicuramente l’esponente più in vista e più conosciuto.
Questo soprattutto grazie al suo coinvolgimento nelle MMA come uno dei trainer di Conor McGregor, ex campione dei featherweight e dei lightweight dell’UFC, attualmente il fighter più in vista del mondo delle arti marziali miste.
Il viaggio vero e proprio di Ido nel Movement Training ha inizio negli anni fra il 2008 e il 2009, quando dal mondo della Capoeira, che aveva praticato per circa 15 anni, inizia a esplorare altri universi: quello della ginnastica artistica, delle arti circensi, delle arti marziali cinesi, della danza e dello strength and conditioning (e altri).
Da queste esplorazioni svilupperà poi il suo originale sistema. Come lui stesso dichiara, il suo merito non è stato nel creare nuove mosse o movimenti mai visti prima, ma nello sviluppare un nuovo approccio che permetta di affrontare cose “già viste” sotto un nuovo punto di vista, in modo da ottenere nuovi risultati.
Quello che è nato è un metodo estremamente ben strutturato avente una terminologia ben precisa (terminologia che, volens nolens, viene oggi adottata dalla gran parte della comunità dei movers, siano essi studenti di Ido oppure no). Nonostante per un outsider molti termini possano apparire oscuri e “mistici”, addentrandovicisi un pochino si inizia a percepire come il metodo di Ido Portal sia costruito con una precisione quasi scientifica.
IL METODO IDO PORTAL
Il metodo di Ido Portal è fortemente influenzato dal Floreio della Capoeira, dal metodo di programmazione di Charles Poliquin, dalle teorie di Moshe Feldenkrais e dall’allenamento di forza della ginnastica artistica.
Ora vediamo alcuni dei concetti base del metodo di Ido (naturalmente bisogna tenere conto che andrò a mostrare solo i concetti principali senza addentrarmi nello specifico).
GENERALISMO vs SPECIALISMO
Ido afferma che l’essere umano è il generalista assoluto del regno animale. Tuttavia, siamo andati sempre più specializzandoci, raggiungendo sì grandi risultati ma privandoci della gioia di essere umani: “siamo prima di tutto esseri umani, in secondo luogo siamo dei mover e dopo, solo dopo, siamo degli specialisti”. Oggigiorno la nostra società premia l’estrema specializzazione. Eppure, l’estrema specializzazione non è sostenibile sul lungo termine.
Prendendo come esempio l’attività fisica, un corpo estremamente specializzato inizia a soffrire dopo un certo periodo di tempo. Pensa al motivo per cui tutti gli atleti professionisti dei vari sport hanno una “data di scadenza” (ovvero un età limite passata la quale non sono più papabili dal mercato). Inoltre, questi atleti pagano spesso un caro prezzo, portandosi dietro infortuni da cui non riusciranno quasi mai a recuperare del tutto.
Un corpo estremamente specializzato ha dei benefici estremi in certi ambiti ma svantaggi altrettanto estremi in altri che non rientrano nel suo campo. Perdipiù un corpo specializzato non è un corpo armonico, e per questo motivo molto più soggetto a infortuni.
Nel metodo di Ido Portal lo studente viene esposto a tante pratiche differenti. Questo per poterlo rendere in grado di scegliere e di costruire la sua particolare “impronta”. Perché arriva il momento in cui una scelta deve comunque essere fatta. Esistono talmente tante possibilità che una scelta, alla fine, diventa necessaria.
Quello che Ido punta a creare, utilizzando questo approccio generalista, è un individuo che abbia la capacità di adattarsi a ogni tipo di movimento. Un praticante che possieda una padronanza delle caratteristiche generiche (come forza, agilità, equilibrio, coordinazione etc) tale da poter muoversi liberamente nei più disparati campi.
Per chiarirci meglio, prendiamo come esempio un giocatore di calcio. Giocando a calcio svilupperà sì alcune skill, ma solo nel suo ambito ristretto. Ovvero, sarà agile nel dribblare, abilissimo a controllare la palla con i piedi e così via. Ma tolto dal suo ambito specifico ben poco sarà traslato. Senza la palla al piede e fuori dal campo, tantissimi calciatori sono goffi e scoordinati.
Ma se il giocatore si approcciasse, nella sua preparazione atletica generale, al movimento in generale, improvvisamente vedrebbe un mondo di possibilità aprirsi davanti a lui.
È proprio quello che Ido Portal ha fatto con Conor McGregor: gli ha fatto praticare movimenti di danza, esercizi di equilibrio e allenamenti agli anelli. Tutte cose che non vengono associate agli sport da combattimento.
LE TRE ZONE DELL’APPRENDIMENTO
Il discorso sul generalismo e sulla varietà ci porta a un altro pilastro del metodo Ido Portal: le tre zone di apprendimento.
Zona 1: È quella in cui si impara di più, in cui il sistema nervoso centrale riceve più stimoli e il nostro cervello costruisce più connessioni nervose. Questa è la zona del principiante, in cui si scoprono una nuova idea e un nuovo movimento e li si esplora. È quel momento in cui, facendo qualcosa che non si è mai fatto, si fa tendenzialmente schifo nell’esecuzione. Tuttavia, è la fase più ricca e quella che offre più benefici.
Zona 2: Si impara di meno rispetto alla 1, il processo consiste nel raffinare qualcosa che si è già imparato. Qui il sistema nervoso centrale e il cervello costruiscono ancora alcune connessioni. Quando si è in questa zona non si è più principianti. Il pattern del nuovo (ora non più) movimento è stato imparato, ma non ancora perfezionato. Ora si lavora sui dettagli e sul loro perfezionamento.
Zona 3: Questa è la zona in cui non si impara quasi più niente. Non si crea praticamente nessuna nuova connessione nervosa. Nel momento in cui diventiamo esperti in un dato movimento i benefici ne vengono praticamente annullati. Diventa praticamente una routine automatica e non vi è più necessità né di “prendere decisioni” né di fare del problem solving. È giunti a questo punto che, nel Movement Training, si decide se mettere la skill in mantenimento (e quindi entrare propriamente nella zona 3) o abbandonarla del tutto.
La colonna portante del metodo di Ido Portal. Questo processo prende un movimento, lo collega ad altri e infine guida all’esecuzione non coreografata di una serie di movimenti. Vediamo ora più nel dettaglio ogni singola fase.
Isolare: isolare i movimenti è ciò che sta alla base di ogni progresso. La programmazione di Ido Portal si basa essenzialmente sul modello dello strength and conditioning applicato (per la maggior parte) agli esercizi a corpo libero. La fase di isolamento quindi è un passaggio fondamentale. Tuttavia qui, invece che isolare singoli gruppi muscolari, vengono isolati i singoli pattern di movimento e le loro variazioni. L’obbiettivo è quello di sviluppare la forza (prerequisito necessario) insieme alla singola skill. Alcuni esempi di pattern di movimento sono: squat, ponte, deadlift, spinta e tirata (sia orizzontale che verticale), e tanti altri. Attraverso l’isolamento si vanno ad aumentare le capacità atletiche, aprendo la strada all’integrazione di più movimenti e all’improvvisazione.
Integrare: usando un esempio linguistico, si può dire che nell’isolamento si imparano le singole parole, nell’integrazione si iniziano a formulare delle frasi usando le parole apprese. Questa fase si basa sulla coreografia. È fatta da sequenze pianificate di movimenti costruite sulla preparazione fisica fatta nella fase di isolamento. Ora, qui accade una cosa bellissima: un movimento che si pensava di aver padroneggiato a fondo nella sua versione isolata, diventa improvvisamente molto più difficoltoso e acquista una nuova vita e una nuova forma nel momento in cui viene “linkato” ad altri movimenti. Questo ci spinge a mutare, ad adattarci e a scoprire nuovi punti di vista e nuovi aspetti inesplorati di un qualcosa che credevamo di conoscere a fondo e di padroneggiare.
Improvvisare: Ido Portal afferma che “improvvisare è l’espressione più alta del movimento umano”. L’improvvisazione in pratica è la combinazione di isolare + integrare creata sul momento. I movimenti non sono predeterminati, ma li creiamo man mano che procediamo, come ci vengono (per questo l’improvvisazione nel nostro campo è comunemente chiamata flow). Nota che improvvisare è estremamente difficile. ESTREMAMENTE. Se partiamo da zero ci vorranno almeno diversi anni prima di improvvisare in maniera fluida, libera e avendo il pieno controllo dei movimenti. Ma si può sempre improvvisare e, anche se l’esecuzione sarà goffa, impacciata e interrotta non dobbiamo farci scoraggiare. Vi è anche un altro ostacolo: l’improvvisazione che è in realtà un’integrazione. Spesso persino praticanti molto avanzati non improvvisano veramente. “Semplicemente” eseguono pezzi di coreografia che hanno imparato e li collegano fra loro. Quello non è improvvisare.
Un bel documentario che vale la pena guardare se siete interessati a Ido e alla sua metodologia
BREVE BIOGRAFIA DI IDO PORTAL
Nasce ad Haifa, in Israele.
Da giovane pratica arti marziali tradizionali fino a che, all’età di 15 anni, incontra la Capoeira. Soprannominato “il Missionario” per la sua dedizione alla pratica e alla diffusione della Capoeira, a 16 anni inizia a insegnarla, fino a diventarne negli anni uno degli esponenti di spicco in Israele.
Realizzando negli anni che ciò che lo appassiona veramente è il movimento, nel 2008 inizia a viaggiare per allenarsi con alcuni dei maggiori esponenti delle più svariate discipline e inizia a sviluppare il suo metodo di allenamento.
Nel 2011 organizza il primo Movement Camp in Thailandia, un intensivo in cui vengono esplorati diversi focus della sua pratica. Il Movement Camp diventerà il punto di ritrovo per I praticanti del suo metodo e per gli appassionati di movimento in generale.
Nel 2015 diventa uno dei trainer di Conor McGregor, e si fa conoscere anche dal pubblico mainstream.
È lui che ha reso popolari termini che oggi sono di uso comune fra i movers, come il termine mover stesso e la definizione di movement culture.
Questo articolo è il primo di una serie in cui andremo ad analizzare le caratteristiche dei programmi che in questo momento influenzano maggiormente il mondo del Movement Training. Naturalmente, non sono gli unici e vi sono altrettante persone e programmi là fuori estremamente validi, innovativi e interessanti. Tuttavia, questi sono quelli che costituiscono la prima generazione del Movement Training:
Fighting Monkey Rootlesroot – Linda Kapetanea e Jozef Frucek
NOTA BENE: in tutti questi articoli descrivo i punti di vista dei vari metodi descritti. Non sono articoli di critica ma di presentazione. Laddove esponessi mie idee o critiche, questo sarà reso ben evidente dal testo.
Il Movement Training è un metodo e una pratica di movimento che ha come obiettivo quello di sviluppare le caratteristiche fisiche dell’essere umano in maniera integrale e non specializzata (generalista). Nel far questo particolare attenzione viene posta anche all’aspetto cognitivo legato al movimento.
Il Movement Training sfugge a ogni etichetta che si cerca di applicargli. È difficile descrivere esaustivamente cosa sia questa pratica usando solo le parole (o quantomeno usandone poche). Il modo migliore per capire le idee su cui si basa è praticarlo e farne esperienza diretta.
È una pratica che migliora drasticamente la qualità dei movimenti e le opzioni motorie a nostra disposizione.
Noi alleniamo la complessità del movimento. Partendo da movimenti di base andiamo via via a sviluppare schemi sempre più complessi. Nessuna opzione viene tralasciata, al fine di raggiungere un’elevata intelligenza motoria.
Il movimento non viene semplicizzato e ridotto in maniera bidimensionale, ma esplorato anche nelle sue componenti circolari, spiraliformi, irregolari…
Una movement practice che si rispetti fornirà al praticante un’ampia gamma di opzioni motorie fra cui poter scegliere, permettendogli di adattarsi agli ambienti più disparati e alla complessità delle situazioni che potremmo incontrare nella vita reale, che siano su un campo da gioco o nella vita di tutti i giorni.
Il Movement Training non segue i modelli tradizionali di fitness che sono spesso superficiali, dannosi, poco efficaci o tutte queste cose assieme.
Ma questa definizione non è esaustiva, perché in un certo senso ogni sport e ogni forma di preparazione atletica hanno a che fare con il movimento umano.
Quello che veramente differenzia il Movement Training è il fatto che in questo allenamento si evita la specializzazione e si massimizza invece il generalismo.
La qualità, la varietà e la personalizzazione sono privilegiate rispetto alla ripetizione di modelli che seguono standard astratti. L’allenamento del movimento deve includere tutte le caratteristiche fisiche che sono fondamentali sia per migliorare i movimenti quotidiani sia per sviluppare una condizione atletica ottimale.
Lo scopo è quello di massimizzare l’adattabilità e la padronanza del movimento del singolo individuo, cioè la sua libertà di movimento. Renderci in grado di eseguire tutti gli schemi motori senza limitazioni e con il massimo controllo e padronanza.
FITNESS vs MOVEMENT TRAINING
I metodi di allenamento tradizionali, per migliorare la forma fisica o la salute, tendono a utilizzare schemi di movimento limitati. Ci sono alcuni benefici in questo modo di fare, quando seguiti da un allenatore preparato. Ma vi è però un grave difetto nella sua applicazione ad altre attività sportive, ai movimenti richiesti dalla vita di tutti i giorni e in generale al benessere della persona.
Spesso poi non viene prestata nessuna attenzione né alla forma né alla qualità.
Eseguendo continuamente movimenti meccanici e robotici ne saremo influenzati in maniera negativa anche cognitivamente, a livello subliminale.
Questo perché nella vita reale sperimentiamo invece un fluire di movimenti e circostanze in constante evoluzione e cambiamento. A parte rare eccezioni, non si vedranno mai quei movimenti limitati che vengono proposti nella maggior parte degli allenamenti che troviamo in una palestra tradizionale.
Il fitness spesso utilizza un approccio isolato all’allenamento, cercando di isolare singoli muscoli del corpo.
Il Movement invece ha un approccio integrale che comporta l’uso coordinato di più parti del corpo. In questo modo il focus è posto sulle catene cinetiche complete e non sui singoli gruppi muscolari.
Per esempio, prendiamo una ballerina professionista. Molte fanno preparazione atletica per mantenersi in forma, migliorare le loro prestazioni e prevenire gli infortuni. Con le pratiche di fitness tradizionali, avranno magari dei miglioramenti nella forma fisica, ma è altamente improbabile che questo lavoro andrà anche a migliorare la loro qualità motoria.
Con il Movement invece i due aspetti di forma fisica e qualità dei movimenti sono imprescindibili e strettamente legati fra loro. In questo modo i benefici, anche per gli atleti professionisti, avranno una portata ben maggiore.
Nel Movement Training l’obiettivo è uguale al mezzo che si utilizza per raggiungerlo. Un costante flow reattivo e creativo di movimenti umani che si evolve momento per momento.
Il potere di questo tipo di allenamento non si misura solamente con i numeri ma si misura attraverso qualità come l’eleganza, la grazia, l’agilità e un corpo atletico più resistente agli infortuni, capace di eseguire con facilità ogni tipo di movimento in ogni tipo di situazione.
LE BASI DEL MOVEMENT TRAINING
Nel Movement le componenti del movimento vengono allenate in maniera sinergica, e tutto il metodo è basato sull’andare a migliorare in maniera mirata soprattutto queste e la loro interazione.
In questo modo il praticante sviluppa una struttura solida e flessibile, adattabile a qualsiasi situazione e su cui poter costruire qualsiasi altra abilità specifica.
Per questi motivi il Movement Training è sempre più spesso inserito nella preparazione atletica degli sport da combattimento, in particolare nelle arti marziali miste (MMA), e nella danza.
Prendendo come esempio i praticanti di MMA, questi devono sapersi muovere in maniera efficiente su tutti i piani di movimento, devono essere sempre consapevoli di quello che fa il loro avversario e devono adattarsi alla situazione che cambia improvvisamente secondo dopo secondo.
Il Movement Training prepara il corpo e la mente a questo tipo di movimenti reali.
Man mano che inizierai a padroneggiare tutto questo, diventerai un vero artista del movimento umano, liberando il tuo potenziale individuale e sarai in grado di esprimere il tuo essere attraverso il movimento.
DESTREZZA
La destrezza è fondamenta e focus del Movement Training. È la caratteristica che puntiamo a sviluppare e che costituisce il fulcro di questo metodo. Nicholai Bernstein nella sua opera seminale “Dexterity and its Developments” la definisce così:
Dexterity is the ability to find a motor solution for any external situation, that is, to adequately solve any emerging motor problem – correctly (i.e., adequately and accurately) – quickly (with respect to both decision making and achieving a correct result) – rationally (i.e., expediently and economically), and – resourcefully (i.e., quick-wittedly and initiatively)»
“Destrezza è la capacità di trovare una soluzione motoria per ogni situazione esterna, cioè, di risolvere adeguatamente ogni problema motorio emergente in maniera:
Corretta (adeguatamente e accuratamente)
Veloce (sia per quanto riguarda il prendere una decisione sia per l’ottenere un risultato corretto)
Razionale (convenientemente ed economicamente) e
Ingegnosa (in maniera perspicace e intraprendente)”
È sviluppando questa caratteristica che andiamo a migliorare la nostra adattabilità, la nostra neuroplasticità e di conseguenza ad aumentare le opzioni a nostra disposizione e la nostra capacità di selezionarle in base al contesto e applicarle.
Per svilupparla usciamo dalle situazioni standardizzate e ripetitive, esplorando il caos, interagendo con gli altri e l’ambiente in modi nuovi, improvvisando, ricercando nuove possibilità motorie.
TRANSFER
Personalmente cerco di strutturare la pratica di Movimento in modo da ricercare più transfer possibile.
“È nel transfer dell’allenamento che avvengono allo stesso tempo l’apprendimento e il miglioramento della tecnica e lo sviluppo delle qualità (capacità) fisiche correlate o altre.”
“It is in the transfer of training that the learning and improvement of technique and likewise the development of the related, or other physical qualities (abilities) take place”
Anatoliy Bondarchuck – Transfer of training in Sports
Questo fenomeno si suddivide nel transfer delle abilità motorie e nel transfer delle capacità fisiche. È importante notare che si possono anche utilizzare le une per ricercare un transfer nelle altre e viceversa.
Ricercare, selezionare e programmare in modo da focalizzarsi su protocolli che generino più transfer positivo possibile rende efficiente e funzionale l’approccio generalista del Movement Training.
Utilizzando cicli di allenamento che incorporano sia fasi di focus generale che specialistico, l’obiettivo è quello di uno sviluppo armonioso e completo della persona sia sotto l’aspetto atletico che cognitivo.
STRENGTH & CONDITIONING
Le capacità condizionali e coordinative sono le radici che sostengono l’albero dei movimenti. Svilupparle adeguatamente è parte integrante del Movement Training, in quanto sono loro a darci i blocchi per costruire poi la nostra pratica e mantenerne la longevità il più a lungo possibile (applicando protocolli di prehab).
Alcune di quelle su cui ci focalizziamo maggiormente sono:
Forza: La forza è la caratteristica che sta alla base di tutto. Incrementarla permette di ottenere la libertà di movimento. Definisce i limiti a cui possiamo arrivare nello sviluppo delle nostre abilità, non è solo collegata ai muscoli, ma anche a una maggiore densità ossea e a tessuti connettivi più resistenti.
Mobilità: Migliorare la flessibilità, il controllo e la stabilità sviluppando in maniera attiva e dinamica il potenziale completo di movimento delle articolazioni.
Coordinazione: Avere controllo completo dei muscoli, delle articolazioni e di tutte le possibili configurazioni, statiche e dinamiche, della nostra struttura corporea. Include il controllo motorio, l’equilibrio, il ritmo e altre capacità motorie fondamentali.
MINDFULNESS
Nonostante oggi sia un termine troppo spesso abusato, trovo sia adeguato a definire l’ultima componente base della pratica di movimento se preso nella sua accezione neutra, slegata da contesti di setting psicologici o deformazioni new age.
Questa parte è molto ampia, ma riassumendola molto sinteticamente si tratta del rapporto fra i nostri processi interni e quelli esterni.
Consapevolezza del nostro corpo, della nostra mente e dell’ambiente che ci circonda nel qui e ora. Cultura del rischio, saper valutare le nostre capacità e le nostre scelte.
Capacità di calmare la mente e di entrare nello stato di flow.
DOMINI E SFERE DEL MOVIMENTO
Il Movement Training si basa tutto sull’essere adattabili e creativi. Può quindi assumere molte forme a seconda dell’ambiente, delle circostanze e del singolo mover.
Quattro sono i campi fondamentali del movimento umano, i domini, e nel Movement Training gli esploriamo tutti.
Locomozione: muoversi nello spazio in qualsiasi modo possibile e immaginabile. Include movimenti a terra come il crawling, movimenti bipedi come la corsa e movimenti brachiativi come l’arrampicarsi sugli alberi. Può essere focalizzato più sulla funzionalità, sulla creatività o su un mix di entrambe.
Manipolazione: Qui si ha a che fare con la manipolazione di oggetti esterni. Questo include sollevare, lanciare, trasportare e anche pratiche come disegnare, accendere un fuoco, intagliare il legno, suonare etc…
Interazione: tutto ciò che riguarda l’interazione con altre persone. In particolare nel Movement è utilizzato il frame del gioco, che può essere declinato sotto l’aspetto collaborativo o competitivo. Questi giochi li prendiamo molto seriamente, in quanto ci permettono di testare, sperimentare, metterci alla prova e prenderci la responsabilità per noi e per altri esseri umani.
Condizionamento: rinforzare, mobilizzare e prenderci cura del nostro corpo. Tutti gli esercizi che puntano a migliorare le nostre capacità fisiche in funzione di renderci meno fragili e pronti ad affrontare qualsiasi evenienza, per noi e per gli altri.
Questa divisione dei domini del movimento ha una funzione soprattutto concettuale. Nella pratica questi hanno confini sfumati e spesso si sovrappongono l’uno all’altro. Pensa per esempio all’arrampicarsi su un albero: in questo gesto locomozione e condizionamento si sovrappongono e abbiamo l’opzione, volendo, di modificare il nostro approccio in modo da dare più importanza all’uno o all’altro aspetto.
A causa della mia formazione in Antropologia un’ulteriore suddivisione che faccio, allargando il nostro punto di vista, è quella delle sfere. Ogni movimento di uno dei quattro domini rientra anche in una o più di queste sfere:
MOVIMENTO NATURALE: la base di tutto il Movement Training. Gli schemi motori di base e i movimenti collegati all’evoluzione e alla sopravvivenza dell’essere umano.
MOVIMENTO CULTURALE: Modalità di movimento attraverso cui ci si esprime e si esprimono concetti, è sempre connotato e influenzato profondamente da una data cultura, come il movimento espressivo e creativo.
MOVIMENTO ATLETICO: Movimenti finalizzati al condizionamento fisico e movimenti sportivi specializzati.
Queste sfere, ancora più dei domini, tendono a sovrapporsi fra loro e sono spesso molto legate al contesto in cui i movimenti vengono effettuati. La funzione di queste categorie è soprattutto analitica, permette di ampliare la ricerca sul movimento contestualizando in maniera più ampia le sue varianti ed espressioni.
LE TRE FASI DEL MOVEMENT TRAINING
Il Movement Training si struttura su tre fasi, come definito da Ido Portal:
Isolamento: singoli movimenti facenti parte di diverse discipline specialistiche vengono isolati e ridotti alla loro essenza, vengono “atomizzati” spogliandoli delle parti che sono “inutili” al di fuori di un contesto estremamente specializzato.
Integrazione: questi singoli movimenti vengono poi integrati gli uni con gli altri. Gli viene data una coerenza e una direzione. Si vanno insomma a creare dei sistemi di movimento che guidano e strutturano la pratica a seconda dei risultati che si vogliono ottenere.
Improvvisazione: il punto più alto del movement training a cui ogni mover aspira. Qui si sviluppa la capacità di creare qualcosa dal nulla e di entrare nel flow. È una sensazione incredibile… Imparare a improvvisare è strettamente collegato al muoversi meglio. Infatti il movimento, ridotto alla sua essenza, è un improvvisare momento per momento!