Categoria: Fitness

  • Allenamento Funzionale vs Movement Training

    Allenamento Funzionale vs Movement Training

    Spesso il Movement Training viene inserito nell’insieme degli allenamenti che si trovano sotto l’ombrello del Functional Training.

    Nonostante a una prima analisi superficiale potrebbero apparire diversi punti in comune fra questi due metodi, scavando a fondo scopriremo che non è così.

    Il Movement Training differisce dal funzionale sia nei suoi fini, sia nei suoi metodi.

    L’obiettivo dell’allenamento funzionale è migliorare la performance di una persona nelle attività della vita quotidiana e/o nelle attività sportive.

    L’obiettivo del Movement Training invece è il movimento stesso. La pratica del Movement è una vera e propria ricerca ed esplorazione delle possibilità motorie dell’essere umano.

    Contenuti dell’articolo:

    CHE COS’È L’ALLENAMENTO FUNZIONALE. UN PO’ DI STORIA

    L’allenamento funzionale nasce inizialmente negli ambienti della fisioterapia e della riabilitazione.

    I primi esercizi che potrebbero essere definiti funzionali possiamo individuarli verso la fine del 1800 e inizio 1900. Per esempio, Dudley Allen Sargent, direttore di educazione fisica al ginnasio di Harvard, vedeva paralleli fra il lavoro manuale e la salute fisica.

    Tavola dall’opera di Sargent “Health, Strength and Power”, 1914.

    Egli iniziò a condurre programmi d’esercizio basati sulla riproduzione di movimenti come tagliare legna, arare, e rastrellare con l’utilizzo di macchine a cavi.

    A inizio 1900 erano soprattutto i fisioterapisti a occuparsi di esercizi a corpo libero, per ovviare ai problemi derivanti dallo stile di vita sedentario della popolazione.

    Nel secondo dopoguerra si iniziarono ad aggiungere anche i pesi nella riabilitazione, visti i risultati ottenuti con questi ultimi sui soldati americani di ritorno dalla guerra. Promotori di questo tipo di riabilitazione basato sull’allenamento progressivo furono Thomas L. DeLorme e Arthur Watkins.

    Negli anni ‘60 va poi ad aggiungersi un altro elemento fondamentale di quello che sarà l’allenamento funzionale: la palla svizzera (swiss ball).

    Inizialmente usata dai ginnasti, questa verrà poi utilizzata anche dai fisioterapisti come strumento nella cura di diverse patologie fisiche.

    Infine, a inizio anni ‘90, la palla svizzera fa il suo ingresso nel mondo dello sport agonistico e inizia a diventare popolare anche nelle palestre, grazie in particolare a Paul Chek che la inserì nei protocolli di preparazione fisica della squadra di basket dei Chicago Bulls.

    Sit up con sovraccarico su una swiss ball.

    Core stability ed equilibrio

    Sempre negli anni ‘90 si aggiunge un altro componente fondamentale del functional training: il concetto di stabilità del core (core stability). Il core comprende tronco e bacino (complesso addominale, lombari, glutei e anche).

    L’allenamento del core inizia a diventare popolare in seguito a una serie di studi che dimostravano come la mancata attivazione e sviluppo dei muscoli del core erano causa di molti infortuni.

    La plank allena la stabilità del core. Jaykayfit / CC BY-SA

    Nei primi anni 2000 il mondo del fitness e delle palestre diventava sempre più massificato, aprendosi a gruppi sempre più ampi della popolazione.

    Con l’afflusso di questi nuovi soggetti, di cui la maggioranza non aveva mai praticato esercizio fisico, l’idea di funzionalità e prevenzione iniziò a prendere piede e allargarsi.

    In parallelo, l’idea di una preparazione funzionale iniziò a farsi strada con più insistenza anche nel mondo dello sport professionale.

    Bosu ball. Credit: LocalFitness.com.au

    In quegli anni iniziarono a uscire anche studi in cui venivano dimostrate l’importanza della stabilizzazione e dell’equilibrio.

    È in questo periodo che si crea il nucleo del moderno allenamento funzionale: allenare contemporaneamente la stabilità del core, l’equilibrio e i muscoli.

    Queste idee porteranno al ruolo centrale attribuito al plank, all’introduzione degli esercizi con la famigerata bosu ball e all’uso di carichi esterni come il kettlebell.

    Kettlebell swing.

    Il kettlebell diventa quasi da subito uno degli attrezzi favoriti nel funzionale grazie anche al lavoro fatto da Pavel Tsatsouline, che ne enfatizza la sua versatilità nello sviluppo della core stability e della forza.

    L’influenza del Crossfit e l’uso del TRX

    Arriviamo ora ai giorni nostri. L’allenamento funzionale contemporaneo ha subito una piccola rivoluzione, causata dal Crossfit e dal TRX.

    Il ruolo di plank ed equilibrio è stato molto ridimensionato (le bosu ball si vedono sempre meno fortunatamente), con uno spostamento verso l’utilizzo di carichi maggiori e un’enfatizzazione generale verso lo sviluppo della forza e della massa muscolare.

    Il Crossfit ha riportato in voga l’interesse verso le alzate e l’uso dei pesi liberi nel fitness in generale.

    Il Functional Training, nello sforzo di non essere lasciato indietro, ha subito iniziato ad adottare alcuni degli esercizi resi nuovamente famosi dal Crossfit.

    Questo comunque non è dovuto solo alla necessità di dover adeguarsi alla moda, ma anche perché effettivamente alcuni di questi esercizi sono efficaci dal punto di vista funzionale.

    WOD in un box Crossfit. IKjub / CC BY-SA

    Inoltre, anche Crossfit e funzionale vengono spesso confusi, fra chi pensa che il Crossfit sia una corrente del Functional Training (punto di vista di molti istruttori di funzionale) e chi invece pensa che quest’ultimo sia un modo di riproporre il Crossfit in maniera edulcorata senza dover pagare la licenza per poterne usare il marchio (punto di vista di molti crossfitter).

    Quello che oggi veramente è diventato il simbolo emblematico dell’allenamento funzionale, è il TRX.

    Il TRX è uno strumento per il suspension training che punta a lavorare contemporaneamente forza, massa muscolare e stabilità del core in un’ottica full body.

    L’applicazione funzionale sarebbe data seguendo l’idea per cui il lavoro in condizioni d’instabilità, come appunto nell’allenamento in sospensione, riproduce in parte le condizioni instabili che si ritrovano negli sport.

    Allenamento funzionale con il TRX. Credit: LocalFitness.com.au

    DIFFERENZE CON IL MOVEMENT TRAINING

    Innanzi tutto il Movement Training si evolve in contesti totalmente differenti dal funzionale, che come abbiamo visto si sviluppò prima nel mondo della riabilitazione fisica e poi nelle palestre.

    Suo illustre antenato è infatti quel Metodo Naturale sviluppato da Hebért, che si poneva come corrente di educazione fisica alternativa e opposta a quella della ginnastica svedese e riabilitativa, e che purtroppo è stato messo in disparte dai corsi e ricorsi della storia.

    Il Movement odierno nasce inizialmente da praticanti di arti marziali, danza e parkour che, interessati all’universo del movimento umano in generale, iniziarono a esplorare e a incorporare lo strength training e le scienze motorie e sportive nella loro pratica.

    L’equivoco per il quale il Movement Training viene a volte a volte inserito nel contenitore concettuale del Functional, sta probabilmente nel fatto che anche nella nostra pratica si allenano e si esplorano i movimenti “funzionali” e l’efficienza motoria.

    Vi è poi un focus importante sulla prevenzione infortuni, nel nostro gergo chiamata “prehab” (preabilitazione).

    Tuttavia, è bene notare che per quanto riguarda i movimenti funzionali, questi sono solo uno degli aspetti delle possibilità motorie dell’essere umano. Quindi una pratica di movimento non si basa soltanto su quest’ultimi, ma li inserisce in un sistema ben più ampio.

    Sono solo uno dei campi d’indagine, non certo la causa e il fine, come invece avviene per il funzionale.

    Anche il modo in cui questi vengono affrontati differisce dall’approccio del funzionale classico. Lì si standardizzano, in maniera volendo anche arbitraria, una sorta di costanti che teoricamente dovrebbero aumentare l’efficienza dei movimenti nel contesto quotidiano e/o di una disciplina sportiva.

    E così, in un certo senso, core stability, equilibrio, instabilità diventano fini a se stessi e totalmente separati dal contesto.

    Questo porta a cose slegate dalla realtà come le bosu ball, che al di fuori di un contesto riabilitativo (e anche lì con qualche dubbio) sono del tutto inutili.

    Nel Movement Training invece vengono presi e praticati i movimenti in sé, e si cerca di renderli essenziali, al fine di poterli usare poi in maniera integrata, sia per sviluppare la capacità motoria che il condizionamento fisico.

    Insomma, non si riduce, annullandolo, il movimento al suo effetto, ma si apprende il movimento e la capacità di usarlo per produrre una soluzione motoria a situazioni ambientali complesse.

    Per quanto riguarda l’approccio alla prevenzione infortuni, anche qui abbiamo differenze di metodo sostanziali.

    L’allenamento funzionale lavora sullo sviluppo della core stability e dell’equilibrio con lo scopo di ridurre gli infortuni.

    Il Movement Training invece in questo caso lavora sul rendere familiari anche le posizioni e i movimenti inusuali, sullo sviluppare la capacità di adattarsi velocemente a contesti motori complessi e sul costruire la forza anche in configurazioni motorie e articolari non ottimali.

  • Come diventare Personal Trainer, Movement Coach, Istruttore di Fitness

    Come diventare Personal Trainer, Movement Coach, Istruttore di Fitness

    Molti di voi mi hanno chiesto come si faccia a diventare movement coach e quali certificazioni bisognerebbe prendere.

    Ne approfitto a questo punto per riallacciarmi a un discorso più ampio, cioè come diventare personal trainer e/o istruttori di fitness.

    Innanzi tutto, in italia questi lavori sono libera professione, quindi per esercitarli basta aprire la partita iva. E non ascoltare la leggenda urbana secondo cui sotto I cinquemila euro non devi aprirla. Non so chi metta in giro certe stronzate, ma la verità è che la partita iva va aperta quando sussiste un’attività lavorativa continuata e abituale…

    Quindi, in parole povere, guadagnate 100 euro l’anno facendo corsi di yoga psichedelico? Dovete aprire la partita iva. Vi pubblicizzate come personal trainer e avete dei clienti? Dovete aprire la partita iva. Quest’anno vi è capitato dal nulla di fare un, e uno solo, workshop e guadagnare 5001 euro? Non dovete aprire la partita iva.

    C’è un altro caso in cui non è necessaria la partita iva, cioè il contratto di collaborazione sportiva, di cui ti parlerò brevemente dopo.

    Ma quindi, stai dicendo che uno potrebbe svegliarsi la mattina, e decidere di insegnare movement, risveglio muscolare, yoga o twerking? Esatto, proprio così.

    (ironia on) È per questo che più che nella formazione, vi conviene investire nel marketing, se volete avere successo.

    (ironia off) Non vi servono certificazioni per lavorare.

    Quindi, se a questo punto sei ancora intenzionato a volere prendere un pezzo di carta, a mio avviso quello che devi valutare è la validità delle informazioni e della pratica che troverai nei vari corsi.

    E, a questo punto, potrebbe anche non interessarti avere un pezzo di carta. La tattica migliore sarebbe quella di seguire un insegnante valido e che sentite affine, indipendentemente se rilascia attestati o no.

    Oltretutto, ti svelo un segreto, non interessa a nessuno che certificazioni hai conseguito, a meno che non sei con gli idoli del momento, che raramente, e giustamente, rilasciano attestati.

    Per esempio, se vuoi ricevere la qualifica di studente di Ido Portal, ti devi fare un mazzo tanto e spendere qualche decina di migliaia di euro. E anche così, giustamente, non è detto che riuscirai a entrare nella crew dei suoi studenti stretti.

    E per parlare di un fenomeno tutto italiano, no, chi segue il coaching online di Ido Portal e ha fatto qualche seminario, non è un suo studente.

    Fino a qualche tempo fa andava forte questa pratica qui da noi, di mettersi studente di Ido Portal come qualifica. Ce ne sono vari che lo facevano e lo fanno.

    Uno che usa il titolo “studente di ido portal” vuol dire che è nel circolo interno ed è autorizzato da Ido a insegnare il suo metodo.

    Di italiani per esempio abbiamo Marcello Palozzo, di cui vi consiglio di andare a vedere il lavoro che è molto interessante.

    Insomma, non basta essere un misto fra un verticalista e un calistenico riciclato che si è fatto fare le schede online dal team di Ido.

    Detto questo, vi siete fatti la sbatta di seguire Ido e/o i suoi studenti per anni? Probabilmente avrete del buon materiale per insegnare.

    Quando uno decide di aprire un corso, di diventare insegnante di un qualcosa, non conta solo la sua esperienza diretta nella materia, ma anche quella nell’insegnare in sé per sé.

    E, per diventare buoni insegnanti, va fatto tutto un lavoro di studio apposito.

    Non sempre un atleta è un buon insegnante, e viceversa. Certo, l’ideale sarebbe essere allo stesso tempo buoni atleti e buoni insegnanti, ma le due cose non sono per forza correlate.

    Tornando nello specifico, il business delle certificazioni è uno dei più remunerativi nel campo del fitness. Informati bene sulla qualità di quest’ultime.

    Molto spesso, sono ben più validi workshop, seminari e intensivi che non rilasciano certificazione alcuna. Troppo spesso invece i corsi dove si rilasciano certificazioni da istruttore sono approssimati e buttati lì.

    Paghi per avere il pezzo di carta.

    Certo, non tutti sono così. Alcuni sono veramente pensati per insegnarti a insegnare, quindi non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, ma sempre valutare caso per caso e persona per persona.

    Spesso purtroppo succede anche che, all’interno di una stessa organizzazione ci siano persone più o meno preparate e oneste. Insomma, potrebbe capitare che lo stesso identico corso se tenuto da X sia valido e invece motlo meno se tenuto da Y.

    Il mio consiglio è, se vuoi intraprendere la strada dell’insegnamento, di studiare, studiare, studiare e di cogliere ogni occasione per praticare. Di seguire le persone e gli insegnanti che ti trasmettono qualcosa, e che sono veramente preparati. Persone che veramente, usando un’espressione inglese “talk the talk and walk the walk”, cioè che fanno quello che dicono.

    Troppo spesso il nostro ambiente è pieno di “trainer” e “coach” fra virgolette che sono lì solo perché abili markettari, chiacchieroni, e arrampicatori.

    Cerca la sostanza, e non l’apparenza. Studia, in modo da poter riconoscere chi sia veramente preparato e chi no, e cerca di conoscerli di persona, per toccare con mano quale sia il loro valore reale.

    Insomma, se hai una partita iva, puoi legalmente insegnare praticamente tutto nell’ambito del fitness. Quindi sta a te prenderti la responsabilità di formarti in maniera adeguata a quello che vorrai fare.

    E, in questo caso, i pezzi di carta non contano.

    Detto questo, ci sono dei casi speciali. Non hai la partita iva e vuoi lavorare sotto un’asd o ssd? In questo caso potresti usufruire del contratto di collaborazione sportiva. Questo contratto non ti dà nessuna copertura e nessun diritto, praticamente come la partita iva, ma almeno entro i 10.000 euro non devi pagare tasse.

    Ecco, in questo caso l’associazione ti potrebbe chiedere un certificato rilasciato da un ente di promozione sportiva affiliata al coni. In questo caso, fatti semplicemente dire da quale associazione lo vogliono, esegui e pace così.

    Non apro qui il discorso sul coni, gli enti di promozione sportiva e le asd perché ci sarebbe molto da dire… E niente di bello…

    Ecco, una menzione speciale va alla laurea in scienze motorie. Con quella, oltre ad avere una base teorica decente nelle materie scientifiche che ti potrebbero servire, burocraticamente sei a posto.

    Ma non aspettarti assolutamente che uscito da quella, che sia triennale o specialistica, saprai insegnare…

    Spero che il video ti sia stato utile, se vuoi chiarimenti o altre info specifiche scrivi pure nei commenti, sono più che felice di risponderti.