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  • Movement Training Esercizi da Cui Iniziare (Locomotion/Crawling)

    Movement Training Esercizi da Cui Iniziare (Locomotion/Crawling)

    Iniziare a praticare Movement Training da soli può essere scoraggiante. Esistono un’infinità di esercizi possibili con cui iniziare. Se sei un principiante ti consiglio però di partire da questi tre movimenti base di locomotion (o crawling): Bear Walk (o straight foot hand crawl), Frogger e Lateral Monkey. Per i più avanzati invece questi movimenti possono essere un ottimo riscaldamento.

    Gli esercizi di locomotion e crawling hanno come particolarità quella di essere movimenti che mettono in gioco il corpo nella sua interezza e sviluppano al contempo forza, controllo motorio e mobilità. Hanno inoltre il vantaggio di essere movimenti con un relativo basso impatto sulle articolazioni.


    Prima di vedere meglio ogni movimento nel dettaglio alcune indicazioni generali:

    Benché possano sembrare esercizi in cui il carico maggiore è sostenuto da braccia e gambe, non è così. Quello che deve lavorare maggiormente è il core. Questo è un altro motivo per cui trovo siano fra i movimenti migliori con cui iniziare. Insegnano a far partire i movimenti dal core, principio questo fondamentale per poter ottenere una padronanza corporea il più completa possibile e migliorare l’efficenza.

    Il Frogger e il Lateral Monkey partono e terminano in posizione di deep squat. Se non riesci a starci non ti preoccupare: prova ad accovacciarti sugli avampiedi tenendo il tallone sollevato da terra.

    E ora i singoli movimenti:

    BEAR WALK: gambe e braccia sempre tese. Il movimento è controlaterale (si muovono insieme gamba e braccio opposti). Vuoi appoggiare a terra tutta la pianta del piede. Mantieni il core stabile e allineato. Cerca di muovere braccio e gamba in contemporanea. Vuoi sentire un effetto di allungamento nella parte posteriore delle gambe, ma non un carico eccessivo nella zona lombare. Se percepisci troppo carico prova ad andare in posizione piegandoti dal bacino e non dalla schiena.

    FROGGER: braccia sempre tese e gambe piegate. Sposta il tuo baricentro fino quasi a sbilanciarti cercando di portare le spalle oltre la punta delle dita delle mani. A questo punto, solleva leggermente i piedi da terra e lascia che le gambe vengano richiamate. Ricorda, non è un salto! Le gambe non spingono, semplicemente i piedi lasciano l’appoggio del terreno. Mantieni il core sempre attivo e stabile. Non inarcare la schiena.

    LATERAL MONKEY: la cosa più importante in questo movimento è liberare dal peso la parte inferiore del corpo. Sposta più peso possibile sulle braccia e usa la spinta di scapole e spalle, invece di quella delle gambe, per staccare i piedi da terra. Mantieni il core attivo e stabile perché è lui che insieme a scapole e spalle contribuisce a sollevare la parte inferiore del corpo. Contrariamente a quanto possa sembrare, le gambe esercitano veramente pochissima forza.

    Nota Bene: devi sapere che questi esercizi vanno a caricare molto sui polsi. Se non hai mai lavorato a corpo libero è molto probabile che i tuoi polsi siano deboli e legati, ti consiglio quindi di eseguire questa routine per i polsi prima di approcciarti a questi movimenti.

  • Routine Mobilità Articolare

    Routine Mobilità Articolare

    Oggi andiamo a vedere il concetto di mobilità articolare. Un aspetto che viene spesso sottovalutato è quello che riguarda la salute delle nostre articolazioni. Prima di un allenamento sarebbe sempre bene dedicare una parte del riscaldamento alla mobilità articolare. Questo perché si va così a fare un lavoro di prehab che diminuisce il rischio di infortuni (durante la sessione e nella vita di tutti i giorni) e perché è bene condizionare le nostre articolazioni a raggiungere il piu ampio range di movimento possibile.

    La mobilità è essenziale per la nostra capacità di movimento. Potremmo anche essere molto forti, ma se le nostre articolazioni non sono in grado di muoversi liberamente e con facilità, i nostri movimenti saranno goffi e grezzi, e alcuni saranno addirittura oltre la nostra portata.

    MOBILITÀ e FLESSIBILITÀ

    Non bisogna confondere la mobilità con la flessibilità.

    Flessibilità si riferisce al grado di allungamento che il muscolo può raggiungere.

    La mobilità invece si riferisce alla capacità di movimento delle nostre articolazioni, all’ampiezza e ai gradi di movimento che esse possono compiere.

    Ci sarebbero tante altre cose da aggiungere ma per ora, ai fini di questo articolo, possiamo accontentarci di questa breve descrizione.

    ISTRUZIONI PER LA ROUTINE

    Questa routine attinge soprattutto alla mia esperienza nel kung fu Shaolin, tranne il movimento riguardante la spina dorsale che è preso da Emmet Louis.

    Quando vai a eseguire questa routine tieni a mente queste due indicazioni:

    1 – Sii dolce e gentile, non arrivare mai a un range di movimento in cui senti dolore vero e proprio. Una menzione particolare va agli esercizi per le ginocchia: fai sempre attenzione a che il ginocchio non vada oltre le dita dei piedi, altrimenti andrai a sovraccaricare l’articolazione e, ripetuto nel tempo, questo causerà danni. Cerca di far partire, e controllare, il movimento dal bacino, dai glutei e dalle anche, e non dalle ginocchia.

    2 – Sempre avendo l’accortezza di non andare oltre i nostri attuali limiti fisiologici, è però necessario metterci dell’intenzione. Con questo intendo la volontà di andare pian piano a migliorare la nostra capacità di movimento articolare. In questa tipologia di esercizi è molto facile rimanere sempre all’interno della nostra comfort zone. Un atteggiamento così va però a intaccare il nostro miglioramento. Cerca di fare un piccolo passo nell’oltre (che sia un mm o un cm, non importa) e con il tempo vedrai migliorarti sempre più. Sii consapevole di cosa accade nel tuo corpo e delle tue capacità e lavora per incrementarle. Come sempre è il mindset a fare la differenza.

    La routine può essere eseguita come prima parte del riscaldamento o come lavoro stand-alone.

    Se la utilizzi nel tuo riscaldamento esegui 10 ripetizioni per parte e per direzione (es: nel movimento per le caviglie esegui 20 ripetizioni per caviglia, 10 verso destra e 10 verso sinistra; nel movimento del bacino esegui 10 ripetizioni verso destra e 10 verso sinistra). La sequenza di movimenti per la spina dorsale va invece ripetuta 2 volte.

    Se vuoi utilizzare questa routine come esercizio stand-alone raddoppia il numero di ripetizioni.

    Questa routine non solo lavora sulla mobilità articolare e sulla prehab, ma contiene anche un piccolo lavoro di coordinazione.

    Ultimo, ma non meno importante, ricordati di respirare SEMPRE. Non andare MAI in apnea. Cerca di mantenere una respirazione fluida e coordinata con i movimenti.

    Enjoy!

  • Che Cos’è il Movement Training

    Che Cos’è il Movement Training

    Il Movement Training è un metodo e una pratica di movimento che ha come obiettivo quello di sviluppare le caratteristiche fisiche dell’essere umano in maniera integrale e non specializzata (generalista). Nel far questo particolare attenzione viene posta anche all’aspetto cognitivo legato al movimento.

    Contenuti dell’articolo:

    Il Movement Training sfugge a ogni etichetta che si cerca di applicargli. È difficile descrivere esaustivamente cosa sia questa pratica usando solo le parole (o quantomeno usandone poche). Il modo migliore per capire le idee su cui si basa è praticarlo e farne esperienza diretta.

    È una pratica che migliora drasticamente la qualità dei movimenti e le opzioni motorie a nostra disposizione.

    Noi alleniamo la complessità del movimento. Partendo da movimenti di base andiamo via via a sviluppare schemi sempre più complessi. Nessuna opzione viene tralasciata, al fine di raggiungere un’elevata intelligenza motoria.

    Il movimento non viene semplicizzato e ridotto in maniera bidimensionale, ma esplorato anche nelle sue componenti circolari, spiraliformi, irregolari…

    Una movement practice che si rispetti fornirà al praticante un’ampia gamma di opzioni motorie fra cui poter scegliere, permettendogli di adattarsi agli ambienti più disparati e alla complessità delle situazioni che potremmo incontrare nella vita reale, che siano su un campo da gioco o nella vita di tutti i giorni.

    Il Movement Training non segue i modelli tradizionali di fitness che sono spesso superficiali, dannosi, poco efficaci o tutte queste cose assieme.

    Ma questa definizione non è esaustiva, perché in un certo senso ogni sport e ogni forma di preparazione atletica hanno a che fare con il movimento umano.

    Quello che veramente differenzia il Movement Training è il fatto che in questo allenamento si evita la specializzazione e si massimizza invece il generalismo.

    La qualità, la varietà e la personalizzazione sono privilegiate rispetto alla ripetizione di modelli che seguono standard astratti. L’allenamento del movimento deve includere tutte le caratteristiche fisiche che sono fondamentali sia per migliorare i movimenti quotidiani sia per sviluppare una condizione atletica ottimale.

    Lo scopo è quello di massimizzare l’adattabilità e la padronanza del movimento del singolo individuo, cioè la sua libertà di movimento. Renderci in grado di eseguire tutti gli schemi motori senza limitazioni e con il massimo controllo e padronanza.

    FITNESS vs MOVEMENT TRAINING

    I metodi di allenamento tradizionali, per migliorare la forma fisica o la salute, tendono a utilizzare schemi di movimento limitati. Ci sono alcuni benefici in questo modo di fare, quando seguiti da un allenatore preparato. Ma vi è però un grave difetto nella sua applicazione ad altre attività sportive, ai movimenti richiesti dalla vita di tutti i giorni e in generale al benessere della persona.

    Spesso poi non viene prestata nessuna attenzione né alla forma né alla qualità.

    Eseguendo continuamente movimenti meccanici e robotici ne saremo influenzati in maniera negativa anche cognitivamente, a livello subliminale.

    Questo perché nella vita reale sperimentiamo invece un fluire di movimenti e circostanze in constante evoluzione e cambiamento. A parte rare eccezioni, non si vedranno mai quei movimenti limitati che vengono proposti nella maggior parte degli allenamenti che troviamo in una palestra tradizionale.

    Il fitness spesso utilizza un approccio isolato all’allenamento, cercando di isolare singoli muscoli del corpo.

    Il Movement invece ha un approccio integrale che comporta l’uso coordinato di più parti del corpo. In questo modo il focus è posto sulle catene cinetiche complete e non sui singoli gruppi muscolari.

    Per esempio, prendiamo una ballerina professionista. Molte fanno preparazione atletica per mantenersi in forma, migliorare le loro prestazioni e prevenire gli infortuni. Con le pratiche di fitness tradizionali, avranno magari dei miglioramenti nella forma fisica, ma è altamente improbabile che questo lavoro andrà anche a migliorare la loro qualità motoria.

    Con il Movement invece i due aspetti di forma fisica e qualità dei movimenti sono imprescindibili e strettamente legati fra loro. In questo modo i benefici, anche per gli atleti professionisti, avranno una portata ben maggiore.

    Nel Movement Training l’obiettivo è uguale al mezzo che si utilizza per raggiungerlo. Un costante flow reattivo e creativo di movimenti umani che si evolve momento per momento.

    Il potere di questo tipo di allenamento non si misura solamente con i numeri ma si misura attraverso qualità come l’eleganza, la grazia, l’agilità e un corpo atletico più resistente agli infortuni, capace di eseguire con facilità ogni tipo di movimento in ogni tipo di situazione.

    LE BASI DEL MOVEMENT TRAINING

    Nel Movement le componenti del movimento vengono allenate in maniera sinergica, e tutto il metodo è basato sull’andare a migliorare in maniera mirata soprattutto queste e la loro interazione.

    In questo modo il praticante sviluppa una struttura solida e flessibile, adattabile a qualsiasi situazione e su cui poter costruire qualsiasi altra abilità specifica.

    Per questi motivi il Movement Training è sempre più spesso inserito nella preparazione atletica degli sport da combattimento, in particolare nelle arti marziali miste (MMA), e nella danza.

    Prendendo come esempio i praticanti di MMA, questi devono sapersi muovere in maniera efficiente su tutti i piani di movimento, devono essere sempre consapevoli di quello che fa il loro avversario e devono adattarsi alla situazione che cambia improvvisamente secondo dopo secondo.

    Il Movement Training prepara il corpo e la mente a questo tipo di movimenti reali.

    Man mano che inizierai a padroneggiare tutto questo, diventerai un vero artista del movimento umano, liberando il tuo potenziale individuale e sarai in grado di esprimere il tuo essere attraverso il movimento.

    DESTREZZA

    La destrezza è fondamenta e focus del Movement Training. È la caratteristica che puntiamo a sviluppare e che costituisce il fulcro di questo metodo. Nicholai Bernstein nella sua opera seminale “Dexterity and its Developments” la definisce così:

    Dexterity is the ability to find a motor solution for any external situation, that is, to adequately solve any emerging motor problem
    – correctly (i.e., adequately and accurately)
    – quickly (with respect to both decision making and achieving a correct result)
    – rationally (i.e., expediently and economically), and
    – resourcefully (i.e., quick-wittedly and initiatively)»

    “Destrezza è la capacità di trovare una soluzione motoria per ogni situazione esterna, cioè, di risolvere adeguatamente ogni problema motorio emergente in maniera:

    • Corretta (adeguatamente e accuratamente)
    • Veloce (sia per quanto riguarda il prendere una decisione sia per l’ottenere un risultato corretto)
    • Razionale (convenientemente ed economicamente) e
    • Ingegnosa (in maniera perspicace e intraprendente)”

    È sviluppando questa caratteristica che andiamo a migliorare la nostra adattabilità, la nostra neuroplasticità e di conseguenza ad aumentare le opzioni a nostra disposizione e la nostra capacità di selezionarle in base al contesto e applicarle.

    Per svilupparla usciamo dalle situazioni standardizzate e ripetitive, esplorando il caos, interagendo con gli altri e l’ambiente in modi nuovi, improvvisando, ricercando nuove possibilità motorie.

    TRANSFER

    Personalmente cerco di strutturare la pratica di Movimento in modo da ricercare più transfer possibile.

    “È nel transfer dell’allenamento che avvengono allo stesso tempo l’apprendimento e il miglioramento della tecnica e lo sviluppo delle qualità (capacità) fisiche correlate o altre.”

    “It is in the transfer of training that the learning and improvement of technique and likewise the development of the related, or other physical qualities (abilities) take place”

    Anatoliy Bondarchuck – Transfer of training in Sports

    Questo fenomeno si suddivide nel transfer delle abilità motorie e nel transfer delle capacità fisiche. È importante notare che si possono anche utilizzare le une per ricercare un transfer nelle altre e viceversa.

    Ricercare, selezionare e programmare in modo da focalizzarsi su protocolli che generino più transfer positivo possibile rende efficiente e funzionale l’approccio generalista del Movement Training.

    Utilizzando cicli di allenamento che incorporano sia fasi di focus generale che specialistico, l’obiettivo è quello di uno sviluppo armonioso e completo della persona sia sotto l’aspetto atletico che cognitivo.

    STRENGTH & CONDITIONING

    Le capacità condizionali e coordinative sono le radici che sostengono l’albero dei movimenti. Svilupparle adeguatamente è parte integrante del Movement Training, in quanto sono loro a darci i blocchi per costruire poi la nostra pratica e mantenerne la longevità il più a lungo possibile (applicando protocolli di prehab).

    Alcune di quelle su cui ci focalizziamo maggiormente sono:

    Forza: La forza è la caratteristica che sta alla base di tutto. Incrementarla permette di ottenere la libertà di movimento. Definisce i limiti a cui possiamo arrivare nello sviluppo delle nostre abilità, non è solo collegata ai muscoli, ma anche a una maggiore densità ossea e a tessuti connettivi più resistenti.

    Mobilità: Migliorare la flessibilità, il controllo e la stabilità sviluppando in maniera attiva e dinamica il potenziale completo di movimento delle articolazioni.

    Coordinazione: Avere controllo completo dei muscoli, delle articolazioni e di tutte le possibili configurazioni, statiche e dinamiche, della nostra struttura corporea. Include il controllo motorio, l’equilibrio, il ritmo e altre capacità motorie fondamentali.

    MINDFULNESS

    Nonostante oggi sia un termine troppo spesso abusato, trovo sia adeguato a definire l’ultima componente base della pratica di movimento se preso nella sua accezione neutra, slegata da contesti di setting psicologici o deformazioni new age.

    Questa parte è molto ampia, ma riassumendola molto sinteticamente si tratta del rapporto fra i nostri processi interni e quelli esterni.

    Consapevolezza del nostro corpo, della nostra mente e dell’ambiente che ci circonda nel qui e ora. Cultura del rischio, saper valutare le nostre capacità e le nostre scelte.

    Capacità di calmare la mente e di entrare nello stato di flow.

    DOMINI E SFERE DEL MOVIMENTO

    Il Movement Training si basa tutto sull’essere adattabili e creativi. Può quindi assumere molte forme a seconda dell’ambiente, delle circostanze e del singolo mover.

    Quattro sono i campi fondamentali del movimento umano, i domini, e nel Movement Training gli esploriamo tutti.

    Locomozione: muoversi nello spazio in qualsiasi modo possibile e immaginabile. Include movimenti a terra come il crawling, movimenti bipedi come la corsa e movimenti brachiativi come l’arrampicarsi sugli alberi. Può essere focalizzato più sulla funzionalità, sulla creatività o su un mix di entrambe.

    Manipolazione: Qui si ha a che fare con la manipolazione di oggetti esterni. Questo include sollevare, lanciare, trasportare e anche pratiche come disegnare, accendere un fuoco, intagliare il legno, suonare etc…

    Interazione: tutto ciò che riguarda l’interazione con altre persone. In particolare nel Movement è utilizzato il frame del gioco, che può essere declinato sotto l’aspetto collaborativo o competitivo. Questi giochi li prendiamo molto seriamente, in quanto ci permettono di testare, sperimentare, metterci alla prova e prenderci la responsabilità per noi e per altri esseri umani.

    Condizionamento: rinforzare, mobilizzare e prenderci cura del nostro corpo. Tutti gli esercizi che puntano a migliorare le nostre capacità fisiche in funzione di renderci meno fragili e pronti ad affrontare qualsiasi evenienza, per noi e per gli altri.

    Questa divisione dei domini del movimento ha una funzione soprattutto concettuale. Nella pratica questi hanno confini sfumati e spesso si sovrappongono l’uno all’altro. Pensa per esempio all’arrampicarsi su un albero: in questo gesto locomozione e condizionamento si sovrappongono e abbiamo l’opzione, volendo, di modificare il nostro approccio in modo da dare più importanza all’uno o all’altro aspetto.

    A causa della mia formazione in Antropologia un’ulteriore suddivisione che faccio, allargando il nostro punto di vista, è quella delle sfere. Ogni movimento di uno dei quattro domini rientra anche in una o più di queste sfere:

    MOVIMENTO NATURALE: la base di tutto il Movement Training. Gli schemi motori di base e i movimenti collegati all’evoluzione e alla sopravvivenza dell’essere umano.

    MOVIMENTO CULTURALE: Modalità di movimento attraverso cui ci si esprime e si esprimono concetti, è sempre connotato e influenzato profondamente da una data cultura, come il movimento espressivo e creativo.

    MOVIMENTO ATLETICO: Movimenti finalizzati al condizionamento fisico e movimenti sportivi specializzati.

    Queste sfere, ancora più dei domini, tendono a sovrapporsi fra loro e sono spesso molto legate al contesto in cui i movimenti vengono effettuati. La funzione di queste categorie è soprattutto analitica, permette di ampliare la ricerca sul movimento contestualizando in maniera più ampia le sue varianti ed espressioni.

    LE TRE FASI DEL MOVEMENT TRAINING

    Il Movement Training si struttura su tre fasi, come definito da Ido Portal:

    Isolamento: singoli movimenti facenti parte di diverse discipline specialistiche vengono isolati e ridotti alla loro essenza, vengono “atomizzati” spogliandoli delle parti che sono “inutili” al di fuori di un contesto estremamente specializzato.

    Integrazione: questi singoli movimenti vengono poi integrati gli uni con gli altri. Gli viene data una coerenza e una direzione. Si vanno insomma a creare dei sistemi di movimento che guidano e strutturano la pratica a seconda dei risultati che si vogliono ottenere.

    Improvvisazione: il punto più alto del movement training a cui ogni mover aspira. Qui si sviluppa la capacità di creare qualcosa dal nulla e di entrare nel flow. È una sensazione incredibile… Imparare a improvvisare è strettamente collegato al muoversi meglio. Infatti il movimento, ridotto alla sua essenza, è un improvvisare momento per momento!

  • Il Parkour Contro la FIG: Il Parkour è in pericolo?

    Il Parkour Contro la FIG: Il Parkour è in pericolo?

    La comunità internazionale di Parkour sta combattendo contro la FIG (Federazione Internazionale di Ginnastica). La FIG, che da diversi anni sta attraversando un periodo di declino, pare che abbia ben pensato di risollevare le sue sorti cercando di appropriarsi (in maniera poco trasparente) del Parkour.

    In un annuncio ufficiale pubblicato online, la APEX School of Movement ha annunciato di aver disdetto la sua collaborazione con la FIG. Da APEX hanno dichiarato che “gli interessi della FIG non coincidono con quello che noi pensiamo sarebbe un passo avanti per la comunità internazionale di Parkour”.

    All’inizio di maggio la FIG ha annunciato la sua intenzione di creare una nuova disciplina della ginnastica basata sulle competizioni di obstacle races. Le specialità previste sono due, una di corsa a tempo e l’altra basata sullo stile, valutato da una giuria.

    Il team di APEX già da tempo organizza obstacle races basate sul Parkour, ed è per questo motivo che la FIG lo ha voluto come partner. La prima competizione nata da questa collaborazione doveva tenersi questo mese presso il Festival International des Sports Extrêmes World Series (FISE). Sembra che anche un membro del Comitato Olimpico Internazionale avrebbe dovuto essere presente al fine di valutare la possibile inclusione di questa disciplina nei prossimi giochi olimpici. Tuttavia prima dell’evento APEX ha interrotto la collaborazione, dichiarando che le promesse fatte dalla FIG non erano state onorate. La competizione è quindi stata annullata.

    Fra i motivi che hanno portato APEX ad abbandonare l’organizzazione dell’evento vi sono:

    Il fatto che l’organizzazione di questo evento era stata proposta come collaborazione. Non vi era stata nessuna menzione sul fatto che la FIG diventasse l’organo di controllo del Parkour, con il privilegio di stabilire regole e controllare il processo di rilascio dei patentini degli insegnanti di Parkour.

    La scoperta di informazioni sul fatto che la FIG stava pianificando di estromettere pian piano APEX e di assumere il controllo totale sul Parkour. Ad APEX erano stati assicurati due seggi nel comitato direttivo che avrebbe controllato queste obstacle races. Tuttavia da due i seggi sono diventati uno. Infine APEX ha scoperto che la FIG aveva preparato una proposta per cambiare le regole di composizione di questo comitato, e quindi APEX avrebbe molto probabilmente perso anche quest’unico seggio nel 2018.

    In tutte le dichiarazioni rilasciate ai media dalla FIG, APEX non è stata quasi mai menzionata. Questo ha aumentato i sospetti sul fatto che la FIG fosse in malafede.

    Ad APEX era stato assicurato che alcuni termini sarebbero stati off-limits, data la natura non competitiva del Parkour e il fatto che questa collaborazione era stata intesa come mirata alla creazione di una nuova disciplina olimpica e non all’assorbimento del Parkour all’interno della FIG. I termini “proibiti” erano: parkour, gymnastics, freerunning, art du déplacement e parcours gymnastics. Tuttavia nelle sue dichiarazioni ai media la FIG ha più volte utilizzato questi termini.

    Ultimo, ma non meno importante, APEX fin dall’inizio aveva richiesto la stesura di un contratto che contenesse anche le sopracitate clausole. Tuttavia la FIG ha sempre addetto scuse e ritardato la stesura di questo contratto e le ripetute richieste di APEX in merito non sono mai state ascoltate.

    La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata un’intervista del segretario generale della FIG, André Gueisbuhler: “al momento i praticanti di Parkour non sono organizzati. Il loro spirito è quello di essere liberi e non organizzati. Eppure vogliono avere delle competizioni. Ma se vogliono delle gare, hanno ovviamente bisogno di un minimo di regole e organizzazione per creare competizioni di successo. Sono sicuro che la FIG è la federazione internazionale più qualificata per sviluppare ulteriormente il Parkour”. Dopo questa dichiarazione l’intento della FIG di prendere il controllo sul Parkour era palese. Guarda caso, a seguito delle polemiche degli ultimi giorni, questa intervista è stata rimossa.

    In tutto questo, il gruppo The Mouvement (anch’esso partner dell’evento) è stato accusato di una mancanza di trasparenza. Non si conosce l’identità degli attuali direttori esecutivi e perfino alcuni dei membri fondatori di The Mouvement non erano a conoscenza della collaborazione con la FIG. Infatti, nella sua dichiarazione, APEX ha dichiarato di “aver ricevuto informazioni su un piano che prevede di sciogliere The Mouvement e di far diventare il suo ex presidente (a quanto pare David Belle) membro del comitato esecutivo della FIG”.

    Diverse personalità e associazioni del Parkour dei vari stati (Parkour UK, Fédération de Parkour, New Zealand Parkour Association, Australian Parkour Association e altre) hanno in seguito pubblicato lettere di critica alla FIG. Le potete trovare alla fine di questo articolo.

    Il Parkour come sport attualmente non ha una chiara regolamentazione internazionale. La situazione è abbastanza complessa e incasinata, ma vi sono come minimo tre principali soggetti che si contendono il controllo: The Mouvement, FIADD (Fédération Internationale des Arts du Deplacement) e la World Freerunning and Parkour Federation. Vista questa situazione non ben definita, APEX ha dichiarato che “è chiaro che se vogliamo proteggere l’autenticità e l’indipendenza del Parkour, la comunità internazionale deve stabilire una federazione internazionale veramente democratica, neutrale e autentica, separata dalla FIG”.

    La FIG è rimasta praticante in silenzio da quando sono iniziate a piovere critiche dalla comunità del Parkour.

    Insomma, la situazione non è del tutto chiara, ma da quanto sta emergendo sembra evidente che alcuni soggetti stiano cercando di imporre il loro “copyright” sul Parkour in maniera poco trasparente. In ogni caso gli interessi (e i soldi) in ballo sono altissimi, ed è quindi bene non giungere a conclusioni affrettate.

    Attualmente la comunità del Parkour sta rispondendo con petizioni e con gli hashtag #wearenotgymnastics e #fightthefig. In questo articolo riporto la traduzione della campagna FIGHT THE FIG lanciata da Muv Magazine. Se siete d’accordo potete firmare la petizione qui.

    Prima di passare alla petizione di Muv Magazine però, riporto i miei pensieri sull’argomento.

    Innanzitutto una premessa: il Movement Training e il Parkour non sono la stessa cosa, anzi. Tuttavia, soprattutto a livello di filosofia e idee hanno molto in comune e, in un certo senso, condividono le stesse radici. È per questo che anche la Movement Culture (la comunità dei movers, i praticanti di movement training) dovrebbe interessarsi a cosa sta succedendo attualmente nel mondo del Parkour. Non è detto che nei prossimi anni qualcosa di simile non accada anche da noi, cerchiamo quindi di capire adesso, se possibile, quale sia la direzione giusta da seguire

    Tralasciando le manovre poco trasparenti che si sono viste, io sarei in ogni caso contrario al fatto che la FIG prendesse il controllo del Parkour per questi due motivi:

    Primo, sotto la FIG il Parkour diverrebbe standardizzato. L’espressività, la creatività e l’individualità che da sempre lo caratterizzano scomparirebbero. I numeri prenderebbero il sopravvento sull’arte. Comitati composti da persone estranee alla cultura del Parkour avrebbero il potere di decidere quale sia la “perfetta” esecuzione di ogni movimento. Questa “perfezione” sarebbe basata su qualche standard teorico e astruso deciso a tavolino. Ciò andrebbe ad appiattire la grande varietà di interpretazione dei movimenti che contraddistingue il Parkour. Quando le cose artistiche iniziano a venir standardizzate si va verso la morte della creatività e della libertà.

    Secondo, sotto la guida della FIG (che avrebbe il potere di stabilire i programmi d’insegnamento e di attribuire la qualifica di istruttore di parkour) l’ambiente del Parkour alla fine cambierebbe drasticamente. I più giovani sarebbero i più colpiti da questo cambiamento. La gioia e il divertimento che i ragazzi provano nel fare Parkour verrebbero spazzate via dai metodi di allenamento aggressivi e traumatici così comuni nella ginnastica artistica e ritmica.I sorrisi e le risate verrebbero rimpiazzati dalle lacrime.

    Non è un segreto che l’ambiente della ginnastica è spesso tossico e che i ragazzi, fin dalla giovane età, vengono spesso “abusati” psicologicamente e sacrificati sull’altare della competizione esasperata, essendo costretti a sopportare uno stress estremo che metterebbe in crisi anche molti adulti ed essendo spesso trattati duramente e impietosamente dagli allenatori. Naturalmente è sbagliato generallizzare, non tutte le squadre e gli allenatori di ginnastica sono così, ma resta un dato di fatto che questi problemi sono molto diffusi in quell’ambiente.

    Il Parkour dovrebbe sempre restare collegato alla libertà, alla condivisione, all’espressione di se stessi, alla creatività e al divertimento.

    Qui comincia la traduzione della petizione di Muv Mag.

    CHE COSA CÈ IN BALLO

    La FIG ha creato sotto altro nome uno sport che è identico o molto simile alla natura fisica del parkour, esclundendone però tutti i valori (appropriazione indebita). La FIG adesso ha il controllo e l’autorità sulle competizioni, sulle licenze, sulle assicurazioni, sui patentini d’insegnamento, così come su regole e regolamentazioni. Adesso hanno anche la possibilità di obbligare gli eventi, le gare e le organizzazioni della preesistente comunità del Parkour a seguire le loro regole. Infine, la FIG ha imposto i valori della ginnastica: ha rimosso i nostri ostacoli del mondo reale e li ha rimpiazzati con semplici strutture e ha sacrificato le nostre tecniche funzionali e biomeccanicamente efficienti all’ ”estetica”.

    APEX (l’organizzazione che gestisce le più grandi competizioni nel mondo del Parkour) si è gia tirata fuori. La FISE (Federazione Internazionale Sport Estremi) in ogni caso includerà ugualmente competizioni di Parkour. David Belle e Charles Perriere stanno collaborando con il presidente della FIG, Morinari Watanabe, nonostante gli altri membri di The Mouvement siano contrari. E i praticanti di tutto il mondo stanno già combattendo! Ti unirai a loro?

    UNISCITI ALLA LOTTA

    Firma la petizione

    Inizia con il tuo nome. Firma la petizione qui e invia una mail ai membri della FIG per fargli sapere che il Parkour non è una loro proprietà di cui possono disporre a piacimento – il parkour è nostro!

    Chiama il rappresentate locale della FIG

    Chiamare richiede solo pochi minuti e può avere un grande impatto. Chiamali e fagli sapere cosa pensi o usa la lettera della petizione come canovaccio.

    Numero italiano: 06 – 879750

    Chiama la FISE

    Chiama la FISE al 33.4.67.40.15.35 o al 04.67.40.15.35 per fargli sapere che non sei a favore del fatto che il Parkour venga rappresentato dalla FIG alla FISE world series di Montpellier.

    Campagna sui social media

    Qui puoi trovare alcune immagini da utilizzare. Inviagliele per messaggio, postagliele e taggale. Fallo ovunque la FIG le possa vedere, finché non si stanchino di vederle. Bisogna fargli capire il nostro messaggio e non possiamo dargli la possibilità di ignorare i fatti. Segui le procedure riportate qui sotto e ricordati di usare gli hashtag:

    #fightthefig #parkourisours #wearenotgymnastics

    Facebook: postale sulla pagina facebook della FIG / postale sul tuo profilo personale / inviale come messaggio / postale come commenti sotto le loro foto più recenti. Linka la petizione e tagga David Belle, Charles Perriere, la FIG e il Comitato Olimpico.

    Instagram: caricale o inviale attraverso messaggio privato. Tagga @davidbelleofficialpage, @charlesperriere_official, @figymnastics, @olympics . Commenta le foto della FIG con #fightthefig #parkourisours #wearenotgymnastics

    Condividere è combattere

    Condividere e diffondere la voce su questa campagna è ugualmente importante. Insieme siamo potenti. Usa I bottoni social presenti sulla petizione o condividi la pagina.

    Lottare per il Parkour

    Tutto evolve, anche il Parkour. Molto è cambiato da quando questo è uscito dal circolo dei fondatori e si è fatto strada nel mondo attraverso internet. Noi crediamo in un Parkour libero e aperto, ma che comunque appartenga sempre al praticante. Mentre rispettiamo e ringraziamo i fondatori per aver trasmesso le loro idee e i loro ideali, questo movimento è loro tanto quanto è tuo e mio.

    E non ci arrenderemo, perché abbiamo lavorato duramente per svilupparlo.

    Qui potete trovate varie risorse su questa controversia:

    Fig-Gate: The Great Parkour Scandal

    ParkourUK Open Letter to Fig

    APEX Ends Collaboration with FIG & Cancels APEX INTL in France

    Australian Parkour Association Open Letter to FIG

    Max Bell on APEX’s Cancellation with FIG

    Parkour International’s Statement on Discussions Between David Belle, Charles Perriere, and FIG

    Leaked Email Stating FIG’s Intent to Create Obstacle Course Competitions

    German Community Open Letter to FIG

    Seb Foucan Steps Down from ParkourUK

    FIG Greenlight Inclusion of New Discipline

    FIG President and Parkour Founders On the Same Wavelength

    FIG Presents Parkour for Olympic Inclusion

    New Zealand Parkour Association Open Letter to Fig

    WFPF Open Letter to FIG

    Yamakasi Founder Malik Diouf Open Letter to FIG

  • Esercizi per i Polsi. Condizionamento, Mobilità, Riabilitazione

    Esercizi per i Polsi. Condizionamento, Mobilità, Riabilitazione

    Ti fanno male i polsi dopo aver passato tante ore a lavorare al computer? Ogni volta che fai esercizi a corpo libero devi fermarti per dare un po’ di sollievo ai tuoi polsi doloranti? Oppure stai recuperando da un infortunio?

    Qualunque sia il motivo, il dolore ai polsi può essere un problema molto serio.

    Purtroppo i polsi sono una delle parti del corpo più trascurate. Eppure pensaci, sono una delle parti più utilizzate nelle attività di tutti i giorni, anche al di fuori dell’attività fisica.

    Se vuoi fare esercizi alla sbarra, crawling, ground movement, verticali e tutti quegli esercizi che hanno nei polsi dei punti di supporto, è fondamentale che siano efficienti e in salute. Se passi molto tempo a utilizzare il mouse e a scrivere sulla tastiera, a fare lavori domestici come stirare, fai giardinaggio, suoni strumenti come pianoforte e chitarra, anche in questo caso i polsi sono fondamentali.

    Dovresti sempre aver cura di rinforzare i tuoi polsi per evitare dolori e cose ancora più spiacevoli, come tendiniti e la sindrome del tunnel carpale.

    In questo articolo ti presento una semplice routine che aiuta a fortificare e rendere più flessibili i polsi, rendendoti più efficiente e prevenendo infortuni e patologie. Con speciali accorgimenti può essere anche usata se stai recuperando da un infortunio ai polsi o hai patologie come la tendinite o la sindrome del tunnel carpale.

    UN PO’ DI ANATOMIA DEI POLSI

    anatomia polsi

    La mano è collegata all’avambraccio attraverso le ossa carpali, che formano l’area del polso

    Il polso è alto circa 3cm e largo 5. Consiste di due file di ossi, ognuna in numero di quattro.

    In alto, la fila radiocarpale si articola con l’avambraccio. In basso, la fila metacarpale si articola con i metacarpi della mano.

    Tutte le superfici sono coperte da cartilagine, e ci sono molti piccoli legamenti che collegano i carpali l’uno con l’altro e con i metacarpi.

    In alto, il radio e il disco articolare sono collegati con la fila prossimale degli ossi carpali (tranne uno, il pisiforme). Questa parte è chiamata giuntura radiocarpale. La fila prossimale sottostante è collegata con la seconda fila di ossi carpali. Questa parte è chiamata giuntura mediocarpale.

    La giuntura radiocarpale è circondata da una capsula attaccata alla circonferenza della giuntura. È molto mobile dal fronte al retro, meno lateralmente. Ai lati vi è una membrana sinoviale. Ogni giuntura mediocarpale ha una capsula articolare. Queste capsule sono tutte più o meno collegate l’una con l’altra.

    Il polso può compiere quattro tipi di movimento:

    La flessione del polso si ha quando il palmo si avvicina alla superficie anteriore dell’avambraccio.

    flessione polso

    Nell’estensione del polso le superfici posteriori della mano e dell’avambraccio si avvicinano.

    estensione polso

    Nell’abduzione (deviazione radiale) il pollice si avvicina al radio.

    abduzione polso

    Nell’adduzione (deviazione ulnare) il mignolo si avvicina all’ulna.

    adduzione polso

    DALLE PARTI AL TUTTO: EFFETTI PRATICI DELLA STRUTTURA DEL POLSO

    Le ossa e i legamenti dei polsi svolgono una funzione di supporto. Se queste parti non sono condizionate a sostenere movimenti energici, saranno molto più facilmente soggette a infortuni e patologie.

    Attraverso l’esercizio puoi rafforzare e migliorare di molto il condizionamento delle ossa e dei legamenti del polso. Tutto questo necessita di pazienza e di un lavoro consistente e progressivo.

    I muscoli degli avambracci e delle mani hanno un grande potenziale di miglioramento, perché in generale molti di noi non li usano al massimo delle loro possibilità. Un allenamento di forza incrementale dei polsi può darti risultati significativi anche in questo caso.

    LA ROUTINE PER I POLSI: IL GIUSTO APPROCCIO PER IL MASSIMO DEI RISULTATI


    Vediamo ora come ottenere il massimo dei benefici da questa routine di esercizi per i polsi.

    Se eseguita in maniera corretta e con i dovuti accorgimenti sono molti i risultati benefici che si possono ottenere. Aiuta a prevenire e a recuperare in maniera ottimale da strappi, slogature, tendiniti, fratture, sindrome del tunnel carpale e così via.

    Prima di applicare peso e forza consistenti è necessario che tu abbia la dovuta mobilità nei polsi. Controlla se sei in grado di piegarli di circa 90 gradi senza dover esercitare molta pressione. Qui faccio un piccolo spoiler per chi è interessato a fare le verticali: questa mobilità dei polsi è un prerequisito fondamentale per poter fare la verticale.

    Se manchi di questa mobilità, assicurati di esercitare meno pressione possibile quando esegui questi esercizi.

    La regola d’oro è questa: non arrivare mai a sentire dolore. Abbi cura di capire qual è il limite fra discomfort e dolore e non andare mai oltre. “No pain no gain” in questo caso è una cagata pazzesca, nociva e controproducente.

    Aggiusta la distanza fra le mani e le ginocchia. Più mani e ginocchia sono vicine, meno tensioni vengono applicate ai polsi. Se i tuoi polsi sono veramente rigidi attacca le mani alle ginocchia.

    Varia l’angolazione delle braccia e il tuo raggio di movimento di conseguenza. Se non sei in grado di piegare i polsi a 90 gradi senza troppo sforzo usa angoli più dolci e regola il tuo raggio di movimento in modo che termini subito prima della posizione che ti crea dolore.

    Infine, regola il peso che eserciti sui polsi. Se i polsi non sono flessibili e/o condizionati abbastanza, non andare a peso morto su di essi. Applica la giusta pressione senza arrivare mai al punto di dolore.

    Come sempre, la consapevolezza del nostro corpo è fondamentale per riuscire a distinguere fra il discomfort e il dolore vero e proprio. Il discomfort può essere fastidioso, ma il dolore è dannoso.

    Quando sentiamo discomfort significa che stiamo lavorando in quella zona ottimale che porta a miglioramenti. Quando proviamo dolore significa che molto probabilmente stiamo andando incontro a un infortunio. In caso di dubbio, diminuisci.

    Ultimo, ma non meno importante, ricordati che la consistenza è la chiave. Pratica questa routine con costanza (possibilmente tutti i giorni o ogni due giorni come minimo), e ne vedrai i risultati.

    Questa routine è anche ottima da inserire come parte del riscaldamento o del cool down, o di entrambi, nei vostri allenamenti.

    UN ACCORGIMENTO IMPORTANTE PER CHI STA RECUPERANDO DA UN INFORTUNIO O SOFFRE DI UNA PATOLOGIA AL POLSO

    Nel video consiglio di eseguire dalle 20 alle 30 ripetizioni per ogni esercizio.

    Se vieni da un infortunio recente o hai una patologia come la sindrome del tunnel carpale invece è bene partire da un minor numero di ripetizioni. Inoltre fai molta attenzione a esercitare la minor pressione possibile e a eseguire i movimenti in maniera gentile.

    Se i tuoi polsi sono così danneggiati o rigidi che non riesci a compiere gli esercizi stando nella posizione mostrata nel video eseguili in posizione eretta appoggiando le mani su un tavolo.

    Inizia con 8 ripetizioni per ogni esercizio e presta attenzione a come ti senti durante e dopo la routine. Man mano che ti trovi sempre più a tuo agio, aggiungi incrementi di 2 (quindi arriva a un totale di 8 – 10 – 12 – 14 etc).

    COSTRUISCI I PREREQUISITI PER TORNARE A MUOVERTI AL MASSIMO DELLE TUE CAPACITÀ E FARE CIÒ CHE AMI

    Non riuscire a fare le attività che vorresti è molto frustrante.

    Idealmente, dovresti essere in pieno controllo del tuo corpo così che sia in grado di fare tutto quello che gli richiedi.

    Sfortunatamente lo stile di vita moderno e sedentario spinge in tutt’altra direzione, ci disconnette dal nostro corpo e lo indebolisce sempre di più. E non mi riferisco qui al fatto che la maggioranza delle persone non sia in grado di fare una verticale o un salto mortale. No. Quello non è un gran problema sinceramente.

    Il vero problema è che lo stile di vita mainsteam colpisce alle radici il nostro fisico e la nostra capacità di muoverci come esseri umani.

    Ciò che viene intaccatto sono le capacità più basilari, come camminare in maniera corretta, il saper respirare in maniera efficiente, la mobilità della spina dorsale, la mobilità delle anche, la mobilità dei polsi e la loro capacità di sorreggere il nostro peso etc.

    Dovresti poter usare il tuo corpo senza essere ostacolato dal dolore e dalla rigidità.

    Magari hai sempre voluto provare arrampicata, o magari Calisthenics. Eppure hai sempre esitato perché temi che i tuoi polsi non siano in grado di sopportare quel tipo di sollecitazioni. Magari ti piace cucire o suonare la chitarra ma ogni volta devi fermarti, anche quando non vorresti, perché i tuoi polsi sono stanchi e doloranti.

    Una volta che con pazienza e costanza ti sarai liberato da questo tipo di impedimenti potrai praticare qualsiasi attività e sport nella maniera migliore e più efficiente. E, lasciatelo dire, questo tipo di libertà è bellissima.

    Naturalmente i polsi sono solo una delle parti dell’equazione, ma fanno parte delle radici e delle fondamenta della nostra capacità di muoverci pienamente e in libertà e non andrebbero mai e poi mai trascurati.

  • Corpo, Mente e Movimento

    Corpo, Mente e Movimento

    Il movement training fortunatamente ha portato una ventata di aria nuova nel campo del fitness e del condizionamento fisico. Termini come “movimento funzionale” e un’attenzione ai meccanismi profondi di come il movimento influisca sulla relazione fra corpo e mente stanno prendendo sempre più piede.

    Approfondire questi meccanismi è fondamentale per poter programmare esercizi che abbiano effetti benefici sulla salute della persona. Il fitness tradizionale ha sempre avuto una visione molto ristretta in questo ambito.

    L’attenzione è sempre stata più sull’apparire “fit” che sull’essere veramente “fit”.

    Essere magri o avere muscoli da spiaggia non significa automaticamente essere in forma e in salute. Prova ne sono i molteplici infortuni e acciacchi estremamente diffusi fra i praticanti di fitness tradizionale. Molto è dovuto all’estrema impreparazione di tanti istruttori (più pratici di marketing e PR che di educazione fisica), ma anche al fatto che i programmi spesso partono da presupposti sbagliati.

    Invece il movement training ha un approccio molto più ampio e completo. Oltre a un’estrema attenzione alla salute, a condizionare il corpo in modo da prevenire gli infortuni e alla funzionalità, guarda al benessere della persona. La connessione corpo-mente è tenuta in estrema considerazione, con la consapevolezza che gli esercizi che compiamo influiscono anche sulla nostra forma mentis e sul nostro spirito.

    Ma come fa il movement training a essere efficace in questo ambito?

    La risposta è nella scienza, e in particolare nel campo delle neuroscienze.

    Qui cercherò di accompagnarti in un breve viaggio all’interno di questo affascinante mondo, alla scoperta delle connessioni inaspettate fra il corpo, la mente e la nostra storia evolutiva.

    Movimento e Sopravvivenza

    mente corpo movimento evoluzione

    L’essere umano è l’esperto definitivo di movimento. I movimenti che è capace di eseguire sono una moltitudine. Un uomo non potrà mai nuotare come un delfino, correre veloce come un ghepardo o arrampicarsi come una scimmia, ma potrà raggiungere livelli più che soddisfacenti in tutte e tre questi ambiti. L’essere umano è il generalista definitivo. Nessun altro animale ha la nostra capacità di performare un range così ampio di movimenti.

    Il nostro corpo ha centinaia di muscoli, migliaia di tendini e legamenti e un numero smisurato di tessuto connettivo che avvolge e collega il tutto.

    Siamo letteralmente progettati per muoverci.

    Tutto questo ha senso anche in una prospettiva evolutiva. Se non ti puoi muovere non puoi andare a caccia di cibo, non puoi sfuggire ai pericoli e non saresti in grado di fare la maggior parte delle cose necessarie alla sopravvivenza e alla diffusione della specie.

    Dal punto di vista della natura, il movimento si basa sulla sopravvivenza.

    È importante capire che la funzione primaria del movimento è la sopravvivenza, perché questo ci aiuta a capire meglio come la mente interagisce con il corpo.

    Imparare e Adattarsi

    Da un punto di vista meccanico la mente (o meglio in questo caso il cervello) è una macchina che risolve i problemi, una macchina capace di calcolare migliaia di dati in un microsecondo per fornire la miglior risposta possibile al problema che stai affrontando.

    Per quanto riguarda il movimento, il cervello riceve un numero incredibile di informazioni da processare attraverso i diversi sistemi sensoriali per poter risolvere il problema di fornire la miglior risposta motoria in base alla situazione data.

    A parte la velocità incredibile con cui il cervello è in grado di processare informazioni, un aspetto ancora più impressionante è la sua capacità di imparare e di adattarsi.

    Per capire meglio il funzionamento di questo processo vediamo un attimo come il cervello impara e adatta i suoi pattern di movimento.

    Prendiamo come esempio un nuovo praticante di arti marziali, che sta imparando come tirare un pugno.

    All’inizio non ha nessuna idea effettiva di come muoversi correttamente per tirare un pugno con una tecnica efficace. Infatti, non sa nemmeno quale sia la tecnica più efficace, finché qualcuno non gliela mostra.

    Il problema che la mente deve risolvere è come coordinare l’attivazione di centinaia di muscoli in tutto il corpo nella maniera più efficiente per poter colpire con un pugno.

    Questo può sembrare un movimento semplice a uno sguardo non allenato, quando in realtà è un’azione molto complessa che involve un tempismo preciso e la coordinazione del movimento rotazionale dai piedi in su.

    corpo mente movimento pugno

    Per poter imparare e perfezionare questo movimento, la mente ha bisogno di feedback.

    L’allenatore fornisce al praticante un feedback tecnico, aiutando il cervello a capire cosa stia facendo giusto e cosa sbagliato. Inoltre l’atleta riceve anche feedback visuali, osservando altre persone tirare pugni e analizzando il loro modo di muoversi.

    Con il tempo e infinite ripetizioni, la meccanica del praticante migliora e i suoi pugni diventano più veloci, potenti e più precisi.

    Il cervello ha imparato come risolvere il problema di tirare un pugno in maniera corretta. Più pugni il praticante tira, più i pattern di movimento si imprimeranno nel cervello.

    Il movimento del tirare un pugno adesso è stato “salvato” nel cervello, in quelli che sono chiamati Programmi Motori Generalizzati.

    I programmi motori generalizzati sono un modo che il cervello ha di organizzare un gruppo di movimenti simili, di modo che non debba immagazzinare separatamente ogni singola possibile variazione di un movimento.

    Immagina se il cervello dovesse immagazinare ogni movimento singolarmente. Pensa al camminare. Si può camminare più velocemente o più lentamente, in salita o in discesa, su una superficie piana o una accidentata…

    Tutti i movimenti relativi al camminare vengono quindi immagazinati in un programma motorio generalizzato che di volta in volta si adatta alla situazione.

    È necessario qui accennare che potrebbero essere immagazinati programmi motori generalizzati controproducenti, inefficenti o addirittura dannosi. Riprendendo l’esempio di prima, se il praticante di arti marziali sfortunatamente incontra un insegnante non preparato, imparerà una tecnica del colpire sbagliata o approssimata. Questo poi si rifletterà non solo nel tirare pugni, ma anche in tutte le azioni specifiche che richiedono al corpo di muoversi in maniera simile. Immagazzinare un PMG errato purtroppo ha ripercussioni molto ampie e difficili (ma non impossibili) da correggere. Analizzerò questo aspetto più in profondità in un altro articolo. 

    Il Cervelletto, l’Anello di Congiunzione fra Corpo e Mente

    corpo mente movimento cervelletto

    Una gran parte di questo processo avviene nel cervelletto.

    “È locato nella parte bassa del cervello. All’inizio si pensava che questa struttura avesse soltanto una funzione motoria, che eseguiva aiutando altre regioni motorie del cervello a svolgere il loro lavoro in maniera efficace. Ma negli ultimi dieci anni è emersa una più ampia visione delle sue funzioni, grazie alle nuove ricerche effettuate, e adesso il cervelletto è considerato come una struttura che aiuta non solo le regioni motorie ma anche quelle non motorie nelle loro funzioni. Infatti, il cervelletto è stato comparato a un potentissimo computer, capace di contribuire sia alla destrezza motoria sia alla destrezza mentale dell’essere umano.” CFR

    Questa parte del cervello potrebbe essere la chiave per comprendere appieno come la mente interagisca con il corpo. Esso influisce sia sulla nostra abilità motoria sia sulla nostra intelligenza.

    Il nostro cervello contiene qualcosa come 100 miliardi di neuroni, e circa il 50% di essi si trova soltanto nel 10% della sua massa totale.

    Hai già indovinato dove? Esatto, nel cervelletto!

    I neuroni locati nel cervelletto (chiamati Purkinje) si differenziano da tutti gli altri. Elaborano un numero molto maggiore di informazioni. Sono come un grosso albero con tanti rami e foglie. I rami e le foglie ricevono informazioni da altre parti del sistema nervoso. Hanno molti più “rami e foglie” rispetto alle altre cellule del sistema nervoso. In più inibiscono l’attivazione di altri neuroni.

    corpo mente movimento cervelletto neuroni purkinje

    In pratica il cervelletto è l’area del cervello che gioca un ruolo importante nel movimento e nelle funzioni cognitive come l’attenzione e il linguaggio e, in parte, anche in alcune funzioni emotive. Il cervelletto non inizia il movimento ma contribuisce alla coordinazione, alla precisione e al tempismo dei muscoli. Riceve input dal sistema sensoriale e da altre parti del cervello e della spina dorsale. Altre sue funzioni coinvolgono l’equilibrio, l’allineamento posturale e l’esecuzione.

    Il cerveletto non è responsabile solo per la pianificazione e l’intenzione, ma anche per far sì che l’intenzione e l’azione corrispondano. Sembra facile a prima vista, ma il processo è in realtà estremamente complicato.

    Il cerveletto è composto da tre parti.

    corpo mente movimento cervelletto

    Ogni parte contribuisce in maniera diversa al suo funzionamento generale e a quello del sistema motorio. Una parte si occupa della postura e dell’equilibrio, una di coordinare i movimenti delle braccia e delle gambe e la terza di aiutarci a pianificare i nostri movimenti.

    Il cervelletto riceve informazioni dai sistemi sensoriali e dai centri di controllo corticali. Le informazioni sensoriali sono fondamentali quando si parla di movimento.

    I movimenti hanno uno scopo. Per essere efficaci devono adattarsi all’ambiente. Perché questo accada serve l’aiuto del sistema sensoriale. Quando vogliamo prendere una bottiglia d’acqua, dobbiamo vedere in maniera precisa dove si trovi. Quando facciamo un passo, dobbiamo essere sicuri di dove sia il suolo. Siamo in grado di fare questo perché il sistema sensoriale comunica con il sistema motorio. Il cervelletto riceve un sacco di informazioni sensoriali, ma non è solo un ricevitore passivo: seleziona quali di queste informazioni sono importanti per controllare il movimento e scarta quelle inutili o ridondanti.

    Il Movement Training e le Capacità Cognitive

    Il movement training punta a lavorare anche sulla parte cognitiva. Molteplici studi da diversi anni dimostrano come il movimento sia fondamentale nel processo di sviluppo degli esseri umani e degli animali.

    È attraverso il movimento e il gioco che la mente inizia a formarsi e a evolversi diventando sempre più complessa.

    Allenare il corpo con specifici esercizi di movimento contribuisce a mantenere la mente “in forma” e a renderla più agile e funzionale.

    In questo allenamento si parte dalle tecniche basilari del corpo in modo da sviluppare programmi motori generalizzati efficienti che possano poi adattarsi alle attività specifiche che ognuno di noi si trovi a compiere. Avremo così delle fondamenta solide che ridurranno il rischio di infortuni e aumenteranno la performance fisica. Inoltre gli esercizi diventeranno via via più complessi, andando a stimolare la capacità di apprendere e di adattarsi del nostro corpo e della nostra mente.

    Tutto questo allena e migliora non solo il nostro fisico e la nostra salute ma anche molteplici capacità cognitive, fra cui: memoria e apprendimento, consapevolezza, movimento volontario, concentrazione, attenzione, elaborazione visiva e programmazione.

    FONTI E APPROFONDIMENTI

    Martin, JH, Choy M, Pullman S, Meng Z (2004) Corticospinal development depends on motor experience. J Neuroscience  24: 2122-2132.

    van der Meer AL, van der Weel FR, Lee DN (1995) The functional significance of arm movements in neonates. Science 267: 693-695.

    Meng Z, Li Q, Martin, JH (2004) The transition from development to motor function in the corticospinal system. J Neuroscience  24: 605-614.

    Solomons G, Solomons HC (1975) Motor development in Yucatecan infants. Dev Med Child Neurol 17: 41-46.

    Super CM (1976) Environmental effects on motor development: the case of African infant precocity. Dev Med Child Neurol 18: 561-567.

    Tresch MC, Saltiel P, Bizzi E (1999) The construction of movement by the spinal cord. Nat Neurosci 2: 162-167.

    Walton K (1998) Postnatal development under conditions of simulated weightlessness and space flight. Brain Res Brain Res Rev 28: 25-34.

    Zelazo PR, Selazo NA, Kolb S (1972) Walking in the newborn. Science 176: 314-315.

  • Movimento Naturale

    Movimento Naturale

    Il Movimento Naturale è un approccio che sviluppa le capacità fisiche e le abilità motorie, seguendo il percorso evolutivo che ognuno di noi intraprende alla nascita, il quale rispecchia la lenta e lunga storia evolutiva dell’uomo come specie.

    Questo allenamento è alla base del sistema più ampio del Movement Training.

    Nel periodo che va dalla nascita all’età adulta in particolare, lo sviluppo del movimento va di pari passo con quello neurocognitivo, esattamente come fu per la storia della specie homo sapiens. 

    Estremamente affascinante è notare che questo percorso ripercorre in maniera estremamente veloce il lento percorso evolutivo della specie umana (il microprocesso ripete il macroprocesso).

    Il Movimento Naturale si concentra su movimenti funzionali (in senso stretto e no nonsense), sul rendere il corpo forte e atletico e sul ritrovare il benessere della persona riportandola a contatto con la sua natura ancestrale. 

    Il nostro bagaglio motorio si è evoluto in relazione alle nostre necessità di sopravvivenza, e quindi in stretta interrelazione con l’ambiente esterno in cui dovevamo muoverci. 

    Perciò gli esercizi del Movimento Naturale sono per la gran maggioranza pratici, adattabili, efficienti e non fini a se stessi.

    Contenuti dell’articolo:

    SCHEMI MOTORI DI BASE, EVOLUZIONE E AMBIENTE

    Pensa anche a tutti i movimenti che i neonati sviluppano man mano per diventare poi adulti pienamente funzionanti. 

    Questi sono gli schemi motori di base, movimenti fondamentali e generici su cui poi si vanno a sviluppare quelli più complessi e specializzati.

    Per esempio, prima di poter camminare, ogni neonato deve prima rinforzare le anche, il torso e le spalle gattonando. Questo significa che il gattonare è intrinseco a ogni corpo umano. È genetico, è istintivo ed è naturale nel corso della vita umana.  

    È per questo che il crawling, la quadrupedia e i movimenti a terra sono estremamente efficaci nello sviluppare forza a corpo libero. Eccellenti in particolare per creare quel tipo di forza e di coordinazione integrati in tutto il corpo che diventano fondamentali per compiere i movimenti più complessi e avanzati.

    evoluzione schemi motori di base movimento naturale

    In questa categoria sono anche inclusi i movimenti come camminare, correre, trasportare, appendersi, arrampicarsi e così via. 

    L’insieme di tutti questi movimenti dà accesso a tutti gli ambienti che si trovano nel pianeta, quando sviluppati in maniera corretta. 

    Alcuni sistemi, come Il Metodo Naturale di George Hébert sviluppato all’inizio del 1900, si basano su questi tipi di movimenti.

    I movimenti che vengono praticati nel Movimento Naturale sono presenti da tempo immemorabile, hanno accompagnato l’essere umano dall’inizio del suo percorso evolutivo. 

    Questi movimenti i bambini iniziano a svilupparli istintivamente ancora prima di sviluppare la capacità di parlare, e li sviluppano in maniera autonoma senza bisogno che nessuno glieli insegni. Non è un caso che si ritrovino uguali nei giovani in ogni cultura umana, per quanto distante, a differenza delle tecniche del corpo sviluppate più avanti negli anni, che tendono a essere invece connotate culturalmente.

    Il Movimento Naturale divide la sua pratica in vari domini, che racchiudono quasi tutte le possibilità motorie di noi esseri umani:

    Locomozione: camminare, correre, saltare, equilibrio, movimenti a terra (crawling), arrampicare, nuotare.

    Manipolazione: sollevare, trasportare, lanciare, afferrare.

    Combattimento: colpire, lottare.

    A COSA SERVE IL MOVIMENTO NATURALE 

    Questi movimenti appresi istintivamente però peggiorano, fino ad arrivare addirittura a perdersi in certi casi, se si smette di farli. E nella nostra società questo processo d’involuzione, che una volta era un’eccezione, è diventato invece la norma. 

    Il Movimento Naturale ha come obiettivo l’inversione di questo declino, il ristabilire un giusto equilibrio nell’organismo, migliorando la salute, la qualità della vita e la performance dell’individuo.

    Al giorno d’oggi abbiamo tantissimi comfort. Non abbiamo problemi a procurarci il cibo, non dobbiamo difenderci dai predatori.

    Nel mondo moderno molti movimenti come correre, saltare, rotolarsi sembrano essere privi di senso.

    Con l’uso indiscriminato delle automobili poi, sembra che per molti non ci sia più neanche motivo di camminare.

    Questo porta sia a tutta una serie di conseguenze negative che si riflettono sullo stato psicofisico di tante persone, sia a paradossi estremi.

    Abbiamo un’industria del fitness che fattura miliardi, che sforna sempre nuove trovate per “tenerci in forma”.

    Eppure gli stessi istruttori sono spesso incapaci a compiere in maniera corretta anche il più semplice schema motorio di base, se messi alla prova.

    I frequentatori di palestre e di corsi di gruppo spendono tempo e soldi, per trovarsi poi uguali a come sono partiti, o peggio, e inermi di fronte alle eventuali necessità.

    Io credo che una prova molto lampante per valutare lo stato di salute e le capacità di una persona sia osservare come essa si muove in ambiente naturale, su terreni scoscesi, superfici irregolari e terreni di diverso tipo.

    E non parlo di cose estreme, ma semplicemente di cose come scendere al fiume, muoversi in un bosco… Situazioni che qualche decennio fa erano comuni anche nella nostra società.

    Trovarsi in difficoltà in queste situazioni è un chiaro segno di una mancanza a livello fisico, e non solo. 

    Pensa alle esperienze che sono precluse, alla mancanza di consapevolezza, alle paure e ai dubbi che vanno a formarsi in questi casi.

    Il motto che Hébert applica alla sua pratica è: essere forti per essere utili. Questo significa essere preparati a far fronte alle situazioni in cui è necessaria una buona preparazione fisica.

    Nella sua esperienza in marina Hébert aveva visto come chi era atleticamente più preparato non solo riusciva a badare meglio a se stesso, ma ad aiutare anche altri che fossero in difficoltà.

    Nel nostro mondo moderno questa visione assume una dimensione ancora più cogente: oggi spesso situazioni di questo tipo sono d’emergenza e di necessità assoluta.  

    UNA BREVE STORIA DEL MOVIMENTO NATURALE: HEBERT, SELVAGGI, PARKOUR, MOVEMENT

    Il padre del Movimento Naturale è considerato Georges Hébert. 

    Ispirato dalle pratiche atletiche degli antichi greci, dai movimenti dei marinai che all’epoca scalavano, saltavano e correvano su alberi maestri con giungle di funi, piccole superfici di legno per manovrare le vele sotto qualsiasi condizione atmosferica e dallo stile di vita “primordiale” delle tribù di cacciatori e raccoglitori che ancora alla sua epoca erano presenti in molti luoghi del globo, sviluppò un suo sistema di educazione fisica chiamato “Le Methode Naturelle”.

    georges hébert
    Georges Hébert

    Il metodo vero e proprio che Hébert sviluppò è una continuazione del lavoro di un altro scienziato motorio del secolo precedente, Francisco Amoros. Lui aveva sviluppato un sistema di educazione fisica pensato e utilizzato come allenamento dai militari e dai pompieri francesi, nonché dai rampolli della borghesia parigina. 

    Manuale di educazione fisica, ginnastica e morale di Francisco Amoros, 1830

    All’approccio di Amoros, militaresco e con esercizi molto violenti e quindi estremamente selettivo e non approcciabile da tutti, Hébert integrò gli studi di Georges Demeny. 

    Demeny era un’ingegnere e un inventore, nonché appassionato di ginnastica. È considerato il fondatore dell’educazione fisica scientifica. Da lui Hébert prese i concetti di carico progressivo e di scalabilità.

    Cronofotografia di un corridore realizzata da Georges Demeny nel 1902

    In questo modo il sistema viene pensato per permettere a chiunque di sviluppare le proprie capacità fisiche, invece che essere un processo di selezione per individuare gli individui già dotati naturalmente.

    Un’influenza più filosofica invece Hébert la ebbe da Paul Carton, esponente francese del Naturismo (da non confondere con l’attuale nudismo). 

    Tutto il discorso del ritorno alla natura, che all’epoca aveva molto appeal (siamo nel periodo in cui si sviluppa l’antropologia, in cui i racconti di viaggio degli esploratori e il contatto coloniale con molte società tribali o “altre” alimenta il fascino per l’esotico e i vari miti sui “selvaggi”). 

    Carton è più che altro conosciuto come esponente del vegetarianesimo (a cui lui univa tutto un discorso spirituale e religioso) e della naturopatia, ma Hébert lo spogliò degli aspetti più strettamente religiosi e superstiziosi per concentrarsi invece su tutto il discorso degli effetti negativi che la società moderna dell’epoca, con il suo stile di vita sempre più sedentario e distaccato dalla natura, aveva sullo spirito e sullo stile di vita delle persone.

    Collège d’athlètes, progettato secondo i principi del metodo naturale di Hébert, 1913

    Da dopo la seconda guerra mondiale l’Hebertismo avrà un percorso accidentato e meno visibile, rimanendo vivo in diversi paesi europei attraverso associazioni hebertiste e nel movimento dello scoutismo.

    Per quanto riguarda noi invece, ci trasportiamo negli anni ‘80 in Francia, nei paesini alle porte sud di Parigi, in bilico fra l’essere inghiottiti dalla periferia della metropoli e la campagna. 

    Qui, un gruppo di ragazzi, che inizierà a chiamarsi Yamakasi, si lancia nell’esplorazione estrema di questa zona che ha tratti sia urbani che rurali. E, nel far questo, inventa nuovi modi di muoversi e di allenarsi, che prenderanno in seguito il nome di Parkour.

    David Belle, Sebastian Foucan, Stephane Vigroux, solo per citare alcuni nomi, furono influenzati dal padre di Belle, ex militare, che li introdusse al Metodo Naturale di Hébert che aveva imparato durante la sua carriera nell’esercito. 

    A questo però i ragazzi unirono idee prese dal Taoismo e dalle filosofie orientali, dalla filosofia di Bruce Lee, i movimenti innovativi di Jackie Chan che interagiva con la scena in modi mai visti prima, e anche influssi dello sciamanesimo urbano e del combat vital di Don Jean Haberey.

    È da qui che, pur se in sordina rispetto al Parkour che prenderà una via tutta sua, si ha una vera e propria rinascita del Movimento Naturale. 

    Erwan leCorre, allievo del succitato Don Jean Haberey, decide di recuperare l’opera di Hébert, e di aggiornarla alla luce dei nuovi sviluppi delle scienze motorie, rendendola anche più fruibile a tutti i livelli di preparazione fisica.

    E così, nel 2004, nasce MovNat, che porta il Movimento Naturale all’interno dell’universo del fitness e della preparazione atletica.

    All’incirca nello stesso periodo Rafe Kelley, che più tardi fonderà Evolve Move Play, decide di “staccarsi” in parte dalla direzione in cui si muove il parkour americano, di cui fu uno dei primi praticanti, lavorando allo sviluppo di uno stile di Movimento Naturale fortemente influenzato dal Parkour moderno e dalle Arti Marziali.

    Naturalmente, sia MovNat che Rafe Kelley mantengono quel forte focus sull’allenamento outdoor in ambienti naturali e selvaggi.

    Sia MovNat che Rafe Kelley si muovono all’interno di quella fucina innovativa di metodi e di idee che è la cultura del Movement Training, e possono essere considerati anche loro a pieno titolo la prima generazione, assieme a Ido Portal e Fighting Monkey. 

    Da qui ai giorni nostri, il Movimento Naturale si è sviluppato sempre di più, portando a nuovi sviluppi e nuove direzioni, e andando a influenzare sempre più anche l’ambito generale del fitness e delle scienze motorie.

  • Il Gioco e l’Esercizio Fisico

    Il Gioco e l’Esercizio Fisico

    Durante la mia esperienza personale nel movement training e nel movimento naturale ci sono sempre stati elementi di piacere, di gioco e di allegria. A volte attraverso il flow e l’improvvisazione, a volte attraverso l’interazione fisica e il roughhousing, altre ancora attraverso scambi di battute e scherzi. Benché spesso sottovalutato, il gioco è una componente fondamentale dell’allenamento fisico.

    Giocare, grazie alla sua apparente inutilità, alla sua mancanza di serietà, al suo eccesso di sforzo, al suo spreco, alla sua distruzione della ripetizione meccanica, ci permette di sfare e disfare il mondo. Al cuore dell’istinto al gioco vi è l’abilità di “essere qualsiasi cosa”. In effetti, senza il gioco non vi è piacere, ma solo il passaggio di informazioni. È quindi importante che vi sia un elemento di gioco anche nella pratica fisica. Questo elemento ci permette di conoscere e sperimentare il mondo in maniera più profonda e complessa. Attraverso il gioco facciamo nostri gli esercizi, usciamo dalla catena di montaggio ed entriamo nel campo dell’arte e dell’artigianato.

    In senso generale, non bisognerebbe mai diventare “vittime” degli esercizi, ma piuttosto affrontarli giocosamente. Questo non solo per rendere la pratica più vitale, terapeutica e liberatrice, ma anche per dare più senso agli esercizi che eseguiamo, per arrivare a padroneggiarli meglio e per caratterizzarli con il nostro stile personale. Insomma, non sono gli esercizi a fare il mio corpo, ma sono io nella mia interezza a fare gli esercizi.

    Naturalmente, bisogna non esagerare. Un regime di allenamento fisico non può basarsi solo sul gioco, e tantomeno sull’approssimazione. Molti esercizi, se eseguiti in maniera scorretta, possono danneggiare il corpo e le articolazioni, ragion per cui il focus primario in questi casi deve essere posto sull’ottenere la sufficiente tecnica e condizione fisica necessarie per eseguirli in sicurezza. Tuttavia, l’esplorazione giocosa, consapevole e controllata, permette di impadronirsi al meglio delle tecniche e di adattarle a noi stessi. Questa è una delle grandi forze del movement training e del movimento naturale, l’affermazione del gioco, della trasformazione e della adattabilità.

    Dovremmo sospettare di tutti quegli allenamenti che annullano la giocosità, che cercano di catturare il corpo e di controllare troppo rigidamente il suo significato e il suo valore. Il corpo non può essere trattato come una fotografia, essere tagliato e modificato nel tempo e nello spazio senza ritegno. Qualsiasi progetto di questo tipo è destinato al fallimento, anche il corpo più allenato imploderà costretto in queste restrizioni.

    Il movement training lavora sul resistere alla passività e sul formare un corpo che sia espressivo, in una maniera diversa dal corpo standardizzato e malleabile inventato dall’industria. Quello industriale è un corpo meccanico e astratto, che non corrisponde alla realtà della natura. In natura non esiste un corpo, ma una moltitudine di corpi, ognuno con le sue specificità e le sue particolarità. Anche in questo senso questo tipo di allenamento si può definire “naturale”, in quanto si adatta alla conformazione del singolo individuo, piuttosto che obbligare il corpo dell’individuo a conformarsi ad uno standard astratto e innaturale.

    Il corpo è pieno di significati, è culturalmente giocoso, giocosamente resistente e traspira valore. Di questo non dovremmo mai dimenticarcene nell’allenamento e anche, e forse soprattutto, nella vita.